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    Nicolò Fagioli a Fragile: 'Lacrime a Sassuolo? Ho visto tutto nero' il racconto

    Nicolò Fagioli a Fragile: 'Lacrime a Sassuolo? Ho visto tutto nero' il racconto

    • Redazione BN
    Il centrocampista della Juventus Nicolò Fagioli è stato protagonista del documentario Fragile, su Prime Video ma prodotto da Juventus Creator Lab. Il racconto della storia del centrocampista che ha dovuto lottare con il gioco d'azzardo. Le parole: 


    Nicolò Fagioli a Fragile


    GIOCARE- “Quando gioco davanti a 40 mila persone è un’emozione fortissima perché lo sognavo fin da bambino”. 
     
    DIFETTI- “Ho sempre voluto tutto e subito, per esempio a Dubai ho comprato una cover di diamanti veri, l’ho pagata 6 mila euro e nemmeno l’ho usata”.
     
    PRIMA SCOMMESSA- “Ho fatto la prima scommessa con gli amici a sedici anni, era un modo stupido per passare il tempo. Poi piano piano negli anni è sempre peggiorato, diventava molto più frequente, mi alzavo al mattino non con la voglia di passeggiare ma di andare a fare una scommessa. Le puntate più alte ho iniziato a farle in Under 23, giocavo più soldi del normale. Non giocavo per vincere soldi ma per l’adrenalina che mi dava, questo era il problema principale”.
     
    INIZIO- “Alla Cremonese avevo preso il covid ed in quel periodo lì avevo giocato tante volte ed era diventato automatico farlo, ho iniziato a capire che potevo avere qualche problema. Sono andato al Serd per parlare con qualcuno che si occupasse di gioco d’azzardo, sono andato due o tre volte ma non mi sembrava io avessi bisogno di qualcuno di specializzato per uscirne, non mi sembrava utile a me stesso”. 
     
    MALATTIA- “Ho iniziato a capire che ci poteva essere qualcosa di pesante a settembre 2022/2023, quando sono tornato alla Juventus. Continuavo a sfuggire dai problemi ma le somme diventavano sempre più grosse ed anche i problemi. Non volevo ammetterlo a me stesso, mi dicevo che non sarebbe successo niente. Ogni tanto vincevo ma ripagavo cosa avevo perso prima. Nel momento peggiore facevo 10/12 ore al telefono, sembravano due ore, sembrava una bolla, non mi accorgevo di niente. Rispondevo alle domande ma non mi ricordavo cosa mi avevano chiesto un’ora dopo”. 
      
    SCOMMESSE- “La puntata più grande è stata di 10 mila euro, ma non era la somma era la frequenza. Non so di preciso quanto ho speso, ma erano centinaia di migliaia di euro, se fossi andato avanti sarebbe stato tutto quello che guadagnavo, non potevo più andare avanti. In alcuni periodi stavo sveglio anche la notte per giocare". 
     
    PENSIERI SUL GIOCO- “Non pensavo a quello ma ero più nervoso con Giulia, i miei genitori, tutti”. 
     
    MINACCE- “Prima della partita di Siviglia mi avevano scritto che mi avrebbero spezzato le gambe”. 
     
    SASSUOLO- “Lacrime contro il Sassuolo? In quel momento ero uscito di molti soldi, non sapevo come tirarli fuori e come fare, perdere per un mio errore mi ha fatto male. Ho visto nero, ho cominciato a piangere”. 
     
    POLIZIA- “Una mattina ero a casa con Giulia, suonano il campanello, chiedo chi è e vedo la polizia fuori in borghese che mi disse di dover parlare. Ho chiamato mia mamma a casa”. 
     
    MALATTIA- “Sapevo di avere una malattia, non volevo ammetterlo a me stesso perché volevo nasconderlo alle persone” 
     

    GIUNTOLI SUL RINNOVO - "La squalifica di Nicolò per noi è stata una mazzata, ma nel contempo dobbiamo essere noi i primi a soccorrere i nostri ragazzi. Quindi abbiamo deciso di rinnovargli il contratto perché è un ragazzo di valore e volevamo fargli sentire la vicinanza della società".

    LA VITA DA CALCIATORE - "Noi calciatori ci alleniamo al mattino, alle due siamo già a casa, e abbiamo tanto tempo libero. Io l'ho occupato nella maniera sbagliata e sono caduto in quella malattia qua".

    LA DEPRESSIONE - "La depressione c'era già prima. Ero nullo, giocavo a calcio la domenica ed era l'unico sfogo che avevo, per il resto non facevo niente. Mi allenavo poco, non mi tenevo fisicamente fuori dal campo, davo poca importanza a quello che dovevo fare. Il centro della mia vita era il gioco, inconsciamente ci pensavo anche al campo. Io sbagliavo dei passaggi facili, che non dovevo sbagliare, e mi dicevo: 'vedi, sbagli perché fai ca***e fuori'. Mi annoiavo e il gioco mi dava adrenalina, mi faceva provare un'emozione simile a quando ero in campo".

    LE SCOMMESSE - "A quell'età lì possono piacere, ma devi capire che crei problemi e difficoltà alla tua famiglia. Quando deludi tua mamma e tuo papà è la cosa che ti deve far capire che non devi farlo. Il problema vero è rovinare i rapporti".

    IL TENNIS - "Ho iniziato nuove attività: vado a giocare a tennis, il mio sfogo più importante. Mi piace molto fare sport. In campo sono molto sicuro di me, fuori mi viene meno facile essere felice. La cosa che mi viene meglio è quella che so fare".

    IL GIOCO D'AZZARDO - "Dire che uno guarisce dal gioco d'azzardo non è una definizione giusta, ci devi convivere. Mi sembra difficile che a una persona a cui piace la Coca Cola, ma che si deve mettere a dieta, ti dica che ora la Coca Cola gli fa schifo. Se decidi di non berla più, non la bevi più anche se ti passa qualche pensiero per la testa".

    LA SQUALIFICA E IL RITORNO - "Sono stati sette mesi di agonia e ogni giorno mettevo una croce sul calendario nella mia testa. Dicevo 'Ok, ora mancano 180 giorni, ora ne mancano 100, ora ne mancano 50, ora ne mancano 10. E pian piano si avvicinava la fine ero sempre più incredulo di quello che stava succedendo. Non vedevo l'ora di tornare, è stato inaspettato giocare a Bologna, mentre contro il Monza era la mia prima partita in casa davanti ai nostri tifosi ed è stata una bellissima emozione".

    GIUNTOLI SU FAGIOLI AGLI EUROPEI - "Nicolò è un talento straordinario e la chiamata della Nazionale non mi ha sorpreso. Ora dovrà andare avanti nel suo percorso sapendo che in ogni momento della sua vita dovrà stare attento a non ripetere certi errori".

    IL PENSIERO DELLA MADRE - "Io spero che Nicolò abbia la sua rivalsa, sul campo dimostrerà che vale, e che ci si dimentichi questo pezzo di vita che ci ha tolto un po' di serenità. Io spero che lui mi parli apertamente, ma anche io ho bisogo di ricostruire un rapporto di complicità come prima. Sogno che sia felice, come calciatore o come qualcos'altro, ma che si liberi di questi macigni".

    IL CONSIGLIO - "Io so di aver sbagliato, ho buttato via due-tre anni di vita, i miei soldi, il mio tempo, il tempo con la mia famiglia. Ho sempre fatto fatica a dirlo a tutti, a mia mamma, a Giulia a mio papà, a tutti. Mi dava fastidio che sapessero questa cosa qua. Mi vogliono bene come io voglio bene a loro, ancora più di prima perché mi sono stati sempre vicino. Devo tanto a loro e mi dispiace molto che abbiano dovuto affrontare questi problemi e questa situazione. A tutti vorrei dire che quando sei bambino vanno ascoltate le persone più grandi. Una persona mi disse: guarda che se fai una scommessa ogni tanto, poi diventa una malattia. E io ci ho riso sopra. Aveva ragione, si deve parlare e si deve ascoltare. Bisogna parlarne con i genitori, per qualsiasi problema".


     



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