
La funzione Calafiori. Ecco perché il paragone di Capello è emblematico
Un riferimento preciso ed emblematico, che tradotto significa quel tipo di difensore completo che l’Italia non ha mai avuto. Altrimenti avrebbe detto Nesta, Maldini, Baresi o Scirea (che completi lo erano evidentemente, ma in modo diverso, cioè forse un po’ meno). Invece no: proprio la colonna portante di quella Spagna e quel Real Madrid che sembravano tanto inaccessibili per noi italiani nell’ultimo decennio. Un mix di tecnica sofisticata, determinazione e comprensione del gioco moderno: ecco quale funzione ha rivestito Sergio Ramos, ed ecco il perché del paragone mirato. Calafiori sta interpretando questo stesso spettro di caratteristiche.
Vale la pena dunque approfondire nella gallery tattica di oggi l’epifania definitiva del suo talento.

UN VERO JOLLY- Da notare la duttilità del giocatore. Come Ramos nasce terzino, come Ramos diventa un centrale fortissimo nella difesa a quattro, ma come Ramos può giocare anche a tre dietro. Non si è avvertito nessun disagio da parte di Calafiori dopo il cambio di modulo di Spalletti. Dal 4-3-3 al 3-5-2, per l’attuale difensore del Bologna non è cambiato nulla. Contro la Croazia ha giocato da braccetto sinistro, ma con la stessa disinvoltura di come interpreta il ruolo di centrale a quattro. Del resto è uno che cerca e trova gli spazi in continuazione, il suo vero mestiere è adattarsi al gioco che si gioca.

VOLUME E TRANCE AGONISTICA- Ciò che caratterizza Calafiori precipuamente è il flusso. Questa abilità nel rimanere dentro al flusso del gioco da protagonista, per determinare sempre e comunque. Lo strumento è la trance agonistica, il risultato è il volume, inteso come il gran numero di cose che fa durante una partita. Quasi mai banali, spesso determinanti. Esempio supremo la giocata delle giocate, quella che ha permesso all’Italia di passare agli ottavi e pareggiare contro la Croazia. Qual è il ruolo di Calafiori dunque? Il campo. Diversamente non potremmo comprendere questa discesa centrale tramite uno-due con Frattesi. In pratica è l’ultima azione della gara. E Calafiori è un anno che gioca così, con l’acceleratore premuto. Ma non c’è ombra di stanchezza nel suo contributo all’Europeo. Men che meno in quest’ultima iniziativa.

Aveva visto il buco nel centrocampo degli avversari e si è lanciato. Notate del resto le inadempienze della mediana croata, e il fatto che la difesa subisca un brusco passaggio da 5 a 4. Su Frattesi infatti esce un centrale. Evento decisivo che genera la parità numerica tra Zaccagni, Scamacca, Reteguie e Chiesa con la retroguardia provvisoria dei croati, provvisoriamente orfana di un centrale.

Un quattro contro quattro con Calafiori che punta palla al piede a tutta velocità. E qui balza all’occhio anche il merito delle scelte finali di Spalletti, che con questo 3-3-4 estremo (con interpreti estremi) ha creato il presupposto tattico di questa straordinaria giocata (di un difensore a cui molti altri allenatori avrebbero rinunciato, perché senza esperienza e perché foriero di presunti squilibri). Qui dunque le scelte di Spalletti si sono sposate con la fortuna e la bravura dei calciatori (scelti da lui sulla base di una certa idea di calcio).

Qui dunque il suo pupillo, il suo cavallo non lo ha tradito, ma ha ricambiato con una lettura finale da grande centrocampista (pur essendo Calafiori un centrale). Non ha forzato per Scamacca, ma ha optato per Zaccagni, essendosi la difesa dei croati ormai accartocciata su se stessa. È chiaro però che quegli esterni di qualità ci devono essere in campo, qualcuno ce li deve pur mettere, altrimenti miracoli di questo tipo non si realizzano mai…
Commenti
(3)