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Leonardo Bonucci ha raccontato al podcast "Passa dal Bsmt" di Gianluca Gazzoli come ha vissuto il suo finale alla Juventus: "E' stato un finale amaro, ancora oggi parlarne mi dà un po' di dispiacere". L'ex difensore bianconero, che ha deciso di ritirarsi, ha commentato la decisione del club di metterlo fuori dal progetto e in particolare ha fatto riferimento a Massimiliano Allegri, pur non nominandolo.
 

Bonucci al Bsmt: le parole sull'addio alla Juventus


FINALE AMARO - "Chiudere in questa maniera è un colpo che mi ha fatto male, che non mi sarei mai aspettato. Vedo altri giocatori che hanno giocato alla Juventus  che hanno fatto meno di me, ricevere il giusto tributo."

COSTRETTO A 'SCAPPARE' - "Io me ne sono dovuto andare quasi scappando perché qualcuno aveva deciso che doveva andare così, è stata una manifestazione di un singolo che non meritavo. Mi sembrava quasi uno scherzo, dopo più di 500 partite ricevere il ben servito così. "

STORIA NON FINITA - "Forse il mio percorso alla Juventus non è ancora terminato, quando penso di voler fare l'allenatore penso a quella panchina lì. Sogno? Si, di arrivare a sedermi su una panchina importante come la Juventus, mi piace pensare che questa storia non sia finita. "

MILAN - “Il mio sogno sin dall’inizio quando ho iniziato a giocare a calcio era di chiudere la carriera con la maglia della Juventus dopo più di 500 partite non ho avuto il saluto che meritavo che merito tutt’ora per quello che ho dato alla Juventus. Io ho anteposto la Juventus a mia moglie e ai miei figli, al mio benessere perché anche quando sono andato via nel 2017, e sono passato al Milan, io quella scelta l’ho fatta perché non volevo essere un problema all’interno dello spogliatoio. E quindi ho preso quella strada lì per non fare del male alla Juventus. Era una cosa che avevo detto al presidente: ‘Per tutto quello che era successo negli ultimi sei mesi della stagione prima io devo andare via da qua perché sarei deleterio nello spogliatoio, perché mio conosco. Non posso stare. Non so se le strade si rincontreranno, ma oggi è questo’. La scelta è stata condivisa anche da parte dell’allenatore e del direttore. Mi hanno venduto all’epoca per poco rispetto a quello che era il valore del giocatore”.

LA CAUSA ALLA JUVE - “La rabbia che avevo dentro mi ha fatto fare delle scelte sbagliate perché sono andato avanti seppur avevo la forza del contratto firmato per andare contro la Juventus, ma l’ho fatto per rabbia. Non era la Juventus, non c’erano le persone adatte per fare una scelta come quella fatta. I dirigenti subentrati non avevano il potere ma sono andati sulla scia di quelle che erano le decisioni di altri. Quando mi sono fermato e la rabbia è scemenza mi sono detto ‘Cosa sto facendo’. Mi sono fermato nella battaglia che mi avrebbe portato alla vittoria, perché avrei vinto visto che ho vissuto mobbing e quindi c’erano tutte l basi per vincere. Non mi avrebbe dato niente, alla fine la rabbia era verso chi ha preso quella decisione e non la Juventus, che è sempre stata tutto e sarà tanto e tutto in futuro. Dopo il confronto con mia moglie e persone di grandi valori la decisione di fermare la battaglia con la Juventus è stata la migliore, in previsione di questo sogno che le nostre strade si possano incontrare”.