
Boniek: 'Heysel? Costretti a giocare. Alzarono la coppa, io non c'ero. Ma non giudico'
COSTRETTI - "Una partita che fummo costretti a giocare per permettere di riorganizzare la sicurezza intorno allo stadio. Non volevamo disputarla. In quei casi, se vinci sei stato cinico, se perdi non hai onorato le vittime. L'atmosfera era surreale. Quando la palla andava fuori, c'erano i poliziotti a bordo campo con i cani, una curva era crollata. Ma giocammo tutti e 22 senza fare nessun accordo, ognuno col suo stato d'animo, provando a vincerla".
LE PAROLE - "Il rigore un metro fuori area? Sì e mi dispiacque molto. Se non fossi stato falciato avrei segnato io, ero solo davanti a Grobbelaar, con la porta spalancata. Andavo a cento all'ora, potevo mettere la palla dove volevo. Quella è una partita di cui nessuno può andare orgoglioso e mi ha lasciato un enorme dolore per la tragica morte di 39 persone, ma anche un grande dispiacere dal punto di vista sportivo perché io volevo vincere, in una gara normale, quella Coppa dei Campioni ed esserne fiero. Sono certo che ci saremmo riusciti perché avevamo calciatori e un modo di giocare ideali per fare male al Liverpool e alla loro statica difesa a quattro".
ALZARE LA COPPA - "Io già non c'ero più. Dopo la partita, la mia ultima con la Juve, presi un aereo privato per raggiungere a Tirana la Polonia impegnata nelle qualificazioni Mondiali. Non voglio giudicare gli altri, ricordo solo che devolsi tutto il mio sostanzioso premio vittoria alle famiglie delle vittime".
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