La vedo quasi sempre così Roma-Juventus. Clandestino, in uno dei tanti bar della capitale. Lo scelgo quasi a caso. Identifico una zona, ci vado a piedi e poi mi lascio guidare dall’istinto. Verso le 9 arrivano due tramezzini e una birra, alle 6 e mezzo invece, se ci sanno fare, un Martini Cocktail (solo London Gin, un po’di Vermouth) e qualche anacardo. Sempre in minoranza, silenzioso, tranquillo all’apparenza, in realtà circospetto. Non è tanto semplice, talvolta meglio l’Olimpico, dove stai appollaiato da qualche parte se non sei con gli ospiti o con qualche correligionario.

Sempre in silenzio: nel male (goal subìto), e nel bene (goal fatto). Insomma trattieni l’emozione. Ormai lo faccio anche a casa. Ai bei tempi, quelli degli scudetti a ripetizione, ogni tanto al 2 o 3 a zero per noi mi capitava di sonnecchiare. Mai, o quasi, un risveglio amaro. Ma la volta in cui mi addormentai all’inizio del secondo tempo e mi svegliai alla fine, fu uno shock. Chiudo gli occhi sul due a zero contro la Fiorentina, in pieno dominio... li riapro su 4-2 per loro e c’erano Conte, Tevez, Pogba

Ieri sera no. Non sono andato a dormire anche se, a un certo punto, volevo sparire. E’ stato quando la punizione di Pellegrini ha centrato il sette, 3-1 per la Roma a 20 minuti dalla fine e la Juventus sembrava un pugile suonato. Aspettava solo la campana. Erano partiti i cori, fioccavano le birre, iniziavano le danze… dei romanisti. Nessun braccio alzato, ma gomiti piegati all’ indirizzo della Juve. A un certo punto, uno sciarpato giallorosso m’ha visto un po’ giù;  sospettoso, m’ha offerto una birra: “E’ festa per tutti. Anche per te! O no?”. Non ho risposto, ma ho buttato giù un sorso deciso dopo l’incornata di Locatelli, contornata da qualche bestemmia. Ora si cominciavano a girare verso di me. Non ancora attanagliati dalla paura, stavano per partire col temibile “Chi non salta juventino è!”, quando è arrivato il pareggio. Allora la sirena silenziosa dello sbigottimento ha imposto il coprifuoco, capace di fugare anche la rabbia.

Sul 4-3 esplode uno smadonnamento generale. Al rigore sbagliato da Pellegrini, parte una giaculotaria incazzata contro la Maggggica. Avvitati nello sconforto, mi avevano dimenticato. Mancava poco, pochi minuti, quando la speranza s’è impennata sul pallone che Szczesny ha tolto dai piedi di Abraham: il rigore invocato strozzato in gola, schiantato dai pugni sul tavolo. Mi sono alzato lentamente, tramortito anche io dalla paura che gliene dessero un altro di rigore, che Massa lasciasse stroncare Dybala dopo aver permesso a Smalling di fracassare Chiesa nell’indifferenza generale (soprattutto quella dei telecronisti), anzi nell’entusiasmo condito da “Daje, Daje, Daje…rompilo”. Ero già stato troppo vile a tacere prima per ripetermi ora: meglio andarsene. Guadagnando l’uscita il barista, con la faccia mesta mi fa: “Che serata!” “Sì - gli rispondo - che serata!”