Il vicepresidente della Uefa Michele Uva ha concesso una lunga un’intervista a Tuttosport, in cui a parlato di questa straordinaria emergenza dovuta al coronavirus e di come l’Uefa ha intenzione di agire per salvaguardare le competizioni calcistiche: “Ora mi trovo a Roma dove sono tornato 10 giorno fa e da buon italiano sto rispettando in maniera maniacale le disposizioni decise per contenere il contagio. Quindi in casa con famiglia. Sto approfittando per fare ciò che solitamente mi è vietato. In questo momento mi godo mio figlio Gabriele di sette anni e mezzo. Prima lo vedevo poco per colpa del lavoro e osservarlo che studia al computer per via delle lezioni online è piacevolissimo. Non la vivo come un arresto domiciliare”

SUL CORONAVIRUS – “Le riflessioni profonde sono molteplici. Spero che i messaggi di questo momento così difficile rimangano impressi nella nostra memoria. La speranza è che il forte individualismo che ha caratterizzato gli ultimi temi pre-coronavirus lasci il campo a un pensiero in cui trovano spazio e finiscano in primo piano il bene comune e l’aspetto sociale delle problematiche.

SULL’ITALA – “Direi che dopo le fasi di confusione e azioni disarmoniche in un contesto disorganizzato, negli ultimi giorni stiamo assistendo a reazioni convincenti. Mi sento di dire che l’Italia si sta dimostrando compatta. Fa spiacere vedere ancora numero denunce per quelle persone che non rispettano il decreto. Ma si tratta di casi comunque non così corposi. Nei momenti di difficoltà noi italiani ci cementiamo. E il primo pensiero va a quegli angeli, gli operatori sanitari e tanta gente operativa sul campo, che in molti casi si stanno comportando da eroi mossi da fiducia nel prossimo, impegno e senso di dovere. Ciò che non mi piace, però è sentire parlare di guerra. L’augurio e la speranza è che tutta la collettività ne esca migliorata sia dal punto di vista culturale che di organizzazione sociale”

SU QUANDO SI TORNERÀ A GIOCARE – “Chiunque indichi in questo momento una data lo fa o in maniera emotiva o perché spinto dall’individuare un vantaggio. Non è possibile dare una risposta. Chi dà risposte adesso vuol dire che non è ancora padrone della realtà che ci circonda.

SUL TEMPO D’AZIONE – “Contesto chi dice che ci siamo mossi tardi, abbiamo cercato il 17 marzo l’unanimità e l’abbiamo trovata grazie al lavoro che precedentemente avevamo fatto. E per essere efficaci occorre muoversi in maniera univoca e armonica: la forza e la leadership del presidente Ceferin è stata evidente. Magari ci fosse stato questo atteggiamento da parte dell’Europa. L’azione trasparente e condivisa e unanime è qualcosa che non è avvenuto a livello di Unione Europea dove azioni individuali hanno dato un brutto spettacolo a chi ha sempre creduto nell’Europa unita. E i cattivi risultati sono evidenti”

SULL’EUROPEO NEL 2021 – “Mi aspetto una manifestazione in cui il piacere dei tifosi di sentirsi tutti europei sarà ancora più forte. Me lo immagino con una potenza emotiva superiore. Abbiamo fatto un sacrificio a beneficio del sistema calcio europeo. Faremo un sacrificio economico e organizzativo, ma la Uefa ha riserve di flessibilità, redditività e difesa, finanziaria per fronteggiare e attenuare i danni provocati dal Covid-19. Sia gli Europei delle ragazze sia quelli Under 21 verranno collocati in altre finestre che consentano alle rispettive manifestazioni di godere della giusta attenzione. L’Europeo femminile si svolgerà in Inghilterra che è un Paese in cui il calcio delle ragazze sta esplodendo. Tra l’altro dovremo prima comprendere quando si svolgeranno esattamente le Olimpiadi di Tokyo”

SUL TAGLIO DELGI STIPENDI – “Sono d’accordo con Damiano Tommasi, gusto mettere sul tavolo tutte le carte ma dare la giusta priorità ai problemi. L’Uefa in questo campo non ha giurisdizione, essendo i contratti di natura individuale tra datore di lavoro e dipendente. Credo che anche ai giocatori convenga che il sistema resti in piedi: col buonsenso si individuerà una strada condiva e congrua. Bisognerà vedere anche come e quando si riprenderà a giocare”

SULLE PORTE CHIUSE – “Su questo decideranno i governi politici e sportivi. Redo che la ripresa graduale sia in questo momento la più probabile. Anche perché quando si ripartirà, nella gente ci sarà una voglia di calcio e di sport fortissima. Per cui dovremo fare attenzione a riempire gli stadi, bisognerà farlo ovviamente solo quando saremo in sicurezza piena. Le presenze negli stadi saranno da record”

SU CHAMPIONS ED EUROPA LEAGUE – “Abbiamo dato la priorità al completamento dei campionati nazionali ovviamente con l’integrazione delle finestre per concludere le Coppe europee. La commissione Uefa, Eca e EL ha sul tavolo diverse soluzioni per lavorare armonicamente anche con opzioni di sforamento di date. Tutte le formule sono possibili. La risposta l’avremo quando riprenderanno i campionati nazionali. Non abbiamo ragionato in maniera egoistica mettendo in prima fila le coppe internazionali. Una cosa è certa: il Financial Fair Play e i sistemi di controllo ci saranno e non saranno congelati. Non verranno cancellati anche se potranno essere adottati negli aggiustamenti per fronteggiare lo tsunami che ha travolto il mondo e quindi anche il calcio. Sempre con trasparenza, condivisione e unità”.