Dalla Serie D alla Juve, tutto d'un fiato. Quasi non ci credeva Moreno Torricelli: "Dopo aver giocato un'amichevole contro i bianconeri, ho subito firmato il contratto in bianco - racconta l'ex esterno a Ilbianconero.com - Era già un mese che mi allenavo con la squadra, ma pensavo che mi mandassero in B o in C. Invece mi sono reso conto che le cose iniziavano a girare per il verso giusto, Trapattoni mi incoraggiava e mi faceva giocare qualche partita. Ero una scommessa del Trap, e sono contento di avergliela fatta vincere. Non so quanti allenatori avrebbero dato fiducia a un giocatore che veniva dalla Serie D".

Che ricordi ha della Champions vinta nel 1996 contro l'Ajax?
"Bellissimi, per quella Juve è stato il punto più alto. Quando l'abbiamo vinta noi partecipava solo la vincente del campionato, quindi quella vittoria della Champions è stata la chiusura di due anni di lavoro. Una stagione fantastica a livello europeo, nella quale abbiamo dimostrato di essere una grande squadra. Una vittoria strameritata e ancora più importante perché arrivata in Italia, a Roma".

Ci racconta un aneddoto di quella serata?
"Poco prima del 90' mi prende un crampo incredibile, ero distrutto. Così avverto Angelo Di Livio dicendogli di stare attento perché non ce la facevo più. Poi ero talmente preso dal contesto, che alla fine ripartivo sempre e quando potevo facevo la sovrapposizione. E Angelo, dopo avergli detto che ero stanco morto, mi guardava con gli occhi di fuori. L'unica cosa che mi è dispiaciuta di quella serata è che partendo tardi da Roma dopo supplementari e rigori, quando siamo arrivati a Torino c'erano poche persone ad aspettarci. E' stata una situazione un po' triste".

Dal passato al presente: come stanno gestendo i vertici del calcio italiano questa situazione d'emergenza?
"Hanno fatto bene a fermare tutto, era giusto così. Penso che con allenamenti individuali e a distanza stiano gestendo bene al ripresa. Dopo più di due mesi di stop, non sarà facile ritrovare la condizione e le energie mentali. Ci vorrà tempo".

Come vede l'eventuale ripartenza del campionato?
"Mettendomi nei panni dei calciatori penso sia in salita, perché considerando che nel 2021 ci sono Europeo e Olimpiade, se dovessero ripartire a giugno come dicono e ad agosto fare la Champions, i giocatori farebbero quasi un campionato e mezzo senza mai fermarsi. C'è il rischio di andare incontro a tanti infortuni, nessuno calciatore si è mai fermato per così tanto tempo".

Cosa cambia per i giocatori non avere i tifosi allo stadio?
"Giocare davanti a 50/60mila persone è la cosa più bella. Sentire le incitazioni o i fischi dei tifosi dà sicuramente una carica in più. Soprattutto nelle gare più importanti, quando i tifosi magari accompagnano la squadra nel tragitto dall'albergo allo stadio l'adrenalina aumenta. E arriva ancora più un alto durante il riscaldamento prima del fischio d'inizio. Purtroppo però credo sia giusto lasciarli ancora vuoti, in uno stadio diventerebbe troppo complicato gestire le distanze".

Le è mai capitato di giocare una partita a porte chiuse?
"Non mi sembra, ma ho fatto una finale di Supercoppa italiana al Delle Alpi con 1500 tifosi. Era un mercoledì di gennaio, faceva un freddo da morire e c'era tanta nebbia. Giustamente tanti tifosi hanno preferito rimanere a casa e vederla in tv, ma dal punto di vista nostro è stata una gran tristezza".

Le piace la Juve di Sarri?
"E' una grandissima squadra, una delle tre rose più forti a livello europeo. Dopo aver visto come faceva le sue squadre, da Sarri ci si aspettava qualcosa di più, anche se non è mai facile portare le proprie idee in un ambiente nuovo e subentrare dopo tante vittorie. Finora i risultati li sta portando: sono primi in campionato e ancora in corsa per la Champions e la Coppa Italia; l'unica partita toppata è stata la Supercoppa, per il resto sta mantenendo le attese. E' chiaro che qualcosa deve centrare, altrimenti verrà messo giustamente in discussione. Alla Juve sono abituati a vincere".

Pjanic, Rabiot, Higuain... chi vendere e chi tenere?
"Sono tre giocatori forti. Rabiot poteva fare qualcosa in più, ma la qualità non si discute. Quando si arriva in un campionato diverso può servire un po' di tempo per adattarsi. Privarsi di Pjanic per prendere un giocatore nuovo che deve imparare la lunga e ambientarsi a un nuovo calcio è pericoloso. A me piace Bentancur, che anche se ha caratteristiche diverse dal bosniaco sta crescendo molto".

Chi sarà il prossimo numero 9 della Juve?
"Se devo dire un solo nome scelgo Haaland, anche se è un obiettivo difficile. Sarei curioso di vederlo alla Juve: è un fenomeno, giovane, che può garantire almeno dieci anni a livelli altissimi. Tra tutti i nomi accostati ai bianconeri, Milik secondo me è un gradino inferiore agli altri perché non ha la continuità che si chiede ai centravanti".

Capitolo Champions: se la Serie A dovesse ricominciare e la Ligue 1 no, la Juve sarebbe avvantaggiata sul Lione?
"Senza dubbio. Trovo quasi ridicolo il fatto che ripartiranno solo alcuni campionati e si pensa di finire la Champions con alcuni club che non giocheranno fino all'inizio della competizione. Come fanno a ritrovare il ritmo partita e l'adrenalina giusta?! L'Uefa penso che stia facendo un po' di confusione, sono loro che, dopo aver parlato con le varie federazioni, dovrebbero prendere una decisione uguale per tutti".

Di cosa si occupa oggi?
"Da tre anni faccio parte di "Allenarsi per il futuro", un progetto ideato da Bosch con la collaborazione della Randstad, attraverso il quale offrono l'alternanza scuola lavoro ai ragazzi dei licei di tutta Italia, e noi ex atleti andiamo nelle scuole a trasmettere messaggi positivi e utili per le loro scelte future. Inoltre, con la Randstad facciamo team building nelle grandi aziende, sui concetti di squadre e team usando la metafora dello sport".