Ci voleva un pellegrinaggio di Cristiano Ronaldo, nel frattempo diventato uno di noi, a Las Vegas per stanare l'ipocrisia degli antijuventini. Ipocrisia allo stato puro, in ebollizione come il pentolone nell'antro del mago della Montagna, mascherata di perbenismo, di moralismo, di doppiopesismo da voltastomaco. Perchè ho usato il termine “pellegrinaggio”? Beh, è del tutto evidente che colui che si rechi nella città del gioco e del divertimento per antonomasia, ci vada per purificare i propri peccati, per redimersi e promettere di convertire la propria vita verso la retta via. Altrimenti, un portoghese come CR7, nella fattispecie, per giocare fino a tarda notte, ballare e trovare una modella consenziente, in cerca di un campione ricco e fascinoso... un portoghese dicevo, non fa tutti quei kilometri, va a Fatima, che è quasi sotto casa. Trasmissioni su trasmissioni incentrate sullo scandalo del secolo, assai più grande della fame nel mondo, dello sfruttamento minorile o dei bimbi che sopravvivono nella discarica di Nairobi. Finalmente il fior fiore del giornalismo contemporaneo di tendenze rossonerazzurrgiallorossviolgranata ha la sua rivincita. Protagonismo da quattro soldi giustificato da un tesserino giacente nel fondo del portafoglio. Che squallore. Gente che non merita neppure la menzione, ma per i quali mi corre l'obbligo di raffrontarli a predecessori che nella tomba, si stanno voltando dall'altra parte. Maestri che anteponevano la professione al tifo personale: Zanetti (Gualtiero, non l'onesto pedatore divenuto capitano dei prescritti), l'autorevolezza della Domenica Sportiva; Paolo Valenti, signor 90° minuto; Gianni Brera, l'arte del giornalismo; Vladimiro Caminiti, poesia in prosa.

La canea regna sovrana e predica facilmente a moltitudini di frustrati cronici, che pendono da codeste sozze labbra. A volte mi chiedo se costoro siano almeno lontanamente stati sfiorati da una minima nozione di calcio, la risposta non si perde nel vento ed è ben presente. Sia benedetto “Der Spiegel” che ha dato adito ad una sorta di possibile rivincita a tanti fegati distrutti, ad un novero enorme di rassegnati allo strapotere della Juventus. Ovviamente la rivincita avverrebbe “fuori” dal campo, nel gossip da parrucchiere, durante la settimana, perché “dentro” il campo non ce n'è e sono mazzate. Niente di nuovo sotto il sole, se restiamo al di qua dai confini. Il bello (o il tragico) è che gli attacchi arrivano dalla Germania, contro un portoghese, che è venuto a giocare in Italia. Ora, dato per scontato che il paese meno “affidabile” sia la povera Patria, mi sale il sospetto che, si è attesa la separazione dal Real Madrid per cercare gli affondi. C'è una realtà che inizia a fare paura in Europa ed allora si deve correre in soccorso del Bayern (in Deutschland sanno fare sistema, mica come da noi), si sparge discredito facendo leva su una cosa accaduta 9 anni fa. L'ECA ha come presidente, il presidente di questa realtà che incute timore, meglio randellare intanto che si è in tempo. E gli italioti non juventini si spendono come l'omino che si converte a “Facile.it”: abbocco. Bastasse; il vero scandalo ancor più scandaloso sono i bianconeri che si fanno influenzare, sempre pronti come loro abitudine ad esporsi a qualsiasi spiffero, a qualunque condizionamento, invece di godersi 10 vittorie filate e chissà quante a venire. Troppo bello per essere vero, tifosi della mutua che non sono altro. Da parte mia mi inebrio di Juve e rammento che senza Ronaldo in 10 abbiamo vinto a Valencia e asfaltato i “giovani ragazzi”, lo dico per tranquillizzare i vari Corrieri, Gazzette e compagnia stonante che si crogiolano sperando di vedere CR7 all'ergastolo. In altri termini, a Las Vegas non c'è andata tutta la Juve. E la rosa è tanto ampia, più o meno come l'invidia dell'antijuventino.