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Gli allenatori hanno eletto Allegri come il migliore di tutti loro per la quarta volta, ma questa Panchina d’oro vale perfino di più di tutte le altre. Sia di quella che si aggiudicò ai tempi di Cagliari, quando la sua incoronazione fu soprattutto uno sgarbo a José Mourinho, sia delle due conquistate in precedenza con la Juve. Perché oggi Max è davvero il migliore, o uno dei migliori nel mondo.

Fino a qualche tempo fa, si aveva la sensazione che Allegri vincesse per merito della Juve.
E, all’inizio della sua avventura bianconera, anche per merito di Conte, che gli aveva costruito la squadra, dandole un’anima. Pareva insomma - e in parte era anche vero - che guidasse una locomotiva velocissima, che procedeva inarrestabile perché il motore viaggiava a mille e i binari erano pressoché perfetti.

Oggi, invece, si ha la l'impressione che Allegri sia totalmente padrone - anzi che sia “il” padrone - della Juve, una squadra facile da guidare solo in apparenza. A maggior ragione dopo l’arrivo di Ronaldo. Gestire tanti campioni, e uno grandissimo come Cristiano, presenta grandi vantaggi ma anche moltissime insidie: ti si possono rivoltare contro quelli che di volta in volta devi lasciare fuori, altri possono non condividere il calcio che proponi; ogni giorno rischi di perdere credibilità ai loro occhi. E poi c’è la società, della quale devi tutelare gli interessi: vincere è fondamentale, meglio se ci riesci proteggendo gli investimenti del club e valorizzando i giocatori che via via sceglie (pensiamo allora al modo in cui ha graduato l’inserimento tra i titolari di Bernardeschi e Bentancur, ad esempio).

Moltissimi sono i meriti di Allegri nel periodo entusiasmante della Juve. E anche l’ultima critica che gli muovevamo, quella di non far giocare bene i bianconeri come avrebbe potuto, sta venendo meno: questa squadra comincia perfino a divertire.

@steagresti