Antonio Conte e Beppe Marotta, una storia che ha vissuto momenti di tensione quando l'allenatore lasciò la Juventus in quella calda estate del 2014 che portò in bianconero Max Allegri. Un copione che si ripete adesso, con l'escalation di frecciate contiane verso il club nerazzurro culminata con l'incredibile show di ieri sera. Copione simile, certo, ma un po' diverso: se la Juve è maestra nel far restare più possibile in casa le polemiche intestine, in casa Inter i tappi non sono altrettanto ermetici. Ed ecco ieri il fiume di parole di Conte, che ha avuto da ridire prima sul mercato ("Altro che Messi, non sapete i miracoli che ho dovuto fare per avere Lukaku") per poi sparare a zero sulla società, tra "gente che sale sul carro ma non ci deve salire", presidenti che "stanno in Cina", ruoli da parafulmine non più tollerati, e soprattutto le "palate di cacca" a cui sono stati abbandonati allenatore e giocatori.

QUALE OBIETTIVO? - Abbiamo definito "incredibile" la performance ai microfoni di Conte. E non potrebbe essere altrimenti: un attacco frontale così duro ed esplicito da parte di un tecnico verso i suoi dirigenti è qualcosa di inaudito. C'è da chiedersi cosa cerca di ottenere l'allenatore dell'Inter con questa condotta. Ok, è un modo per chiedere maggiore supporto su tutti i fronti. Ma qua c'è una corda nerazzurra che rischia di spezzarsi. Possibile che Conte non si renda conto che così sta facendo di tutto per farsi esonerare? Sicuramente è un allenatore che non si fa problemi ad andare a muso duro con i club per cui lavora, e che non è nuovo a lamentele pubbliche (i suoi sfoghi sul mercato non sono solo questione interista) così come ad addii non proprio armoniosi con i club in questione. Ma questo è un modo decisamente plateale per arrivare alla rottura. Pure per lui.