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Dobbiamo navigare a vista nella tempesta mediatica che si scatena ogni volta in cui si apre il vaso di Pandora delle intercettazioni pubblicate dai giornali. 

E' successo, tanto per fare un esempio, a Berlusconi, a Renzi, al meno centrale (politicamente) Fassino. Ce n'è, ce ne è stato per tutti, grazie a una legge lasca e ambigua, che rimbalza costantemente tra diritto di cronaca e diritto alla riservatezza degli indagati, tra diritto alla segretezza durante le indagini (quasi sempre bellamente turlupinato) e interesse pubblico alla diffusione, una volta depositati gli atti. Il nuovo ministro della Giustizia, Nordio, vorrebbe fare un po' d'ordine e regolamentare i flussi costanti di notizie coperte o “scoperte” dal segreto istruttorio. Escono dagli uffici giudiziari(?), dalle cancellerie (?), da amici degli amici(?). 

Un flusso impetuoso e un florido mercato d' informazioni non poteva certo risparmiare la Juventus, al centro dell'inchiesta Prisma della Procura di Torino. Ogni giorno arrivano e pubblicano almeno una ventina di brandelli di conversazioni telefoniche. Ogni giorno partono pareri di avvocati, professori, giornalisti come ai tempi del Covid imperante in cui eravamo diventati tutti virologi. Proviamo a descrivere brevemente, la situazione attuale e a farci anche qualche domanda. 

Intercettazioni. Quando è iniziata la pubblicazione delle intercettazioni? Prima dell'avviso di conclusioni dell'indagine o dopo il deposito degli atti conseguenti alla richiesta di rinvio? La pubblicazione “strategica” di stralci, estrapolazioni, confusione di date e tempi, è fondamentale per creare e alimentare un diffuso “sentimento popolare” colpevolista che non giova alla difesa, bensì all'accusa? 

Così fan tutte. Per carità! Non è certo una risposta plausibile da parte di chi è accusato di alcuni reati. Però non sarebbe stato il caso, visto che circolano i nomi di più società teoricamente “coinvolte” in plusvalenze, documenti a latere, strategie di bilancio ecc. di indagare anche su di loro? In maniera precisa e diretta. Con tanto di intercettazioni, microspie, autocivetta...Invece si trasmettono gli atti, ora, con una possibilità nulla o ridotta di procedere ad indagini “ad societatem” in tempo reale, quando si potevano acquisire ben altre e specifiche informazioni. Invece sembra che conti solo la Juventus e il resto non esista. 

Ipotesi. Allo stato dell'arte, dopo un'iniziale levata di scudi colpevolista che prosegue con i professionisti del marketing antijuventino, si registra una singolare prudenza. Sia i rappresentanti delle istituzioni calcistiche, sia gli opinionisti più accreditati iniziano a fare una serie di distinguo. 1) La Juventus non è l'unica società coinvolta. 2) Sembra difficile imputare ai dirigenti bianconeri la volontà di cambiare i conti per potersi iscrivere ai campionati. Questo elemento, fondamentale per subire sanzioni sportive rilevanti, va a confliggere col fatto che gli scostamenti di bilancio sarebbero irrisori rispetto ai 700 milioni di aumenti di capitale in due anni. 3)Si teme un effetto domino: e se anche altre procure d'Italia (sia pure in ritardo) cominciassero a indagare sui bilanci e sui contratti di diverse società, cosa potrebbe succedere? 

La società Juventus. Per ora ha parlato poco e ha fatto bene. A contestazioni piuttosto definite sulla natura di alcune operazioni ha, in sostanza, risposto come non sia vero che queste operazioni siano state occultate, piuttosto sono state considerate all' interno di altri possibili principi contabili. Principi e criteri ampiamente certificati da pareri di illustri esperti. Insomma non si scoprono del tutto le batterie sui giornali. Elkann, i soci Exor. Alcuni soci della Exor non ne possono più. Dicono che hanno già dato: la Juventus, negli ultimi anni, è costata troppo. John Elkann non parrebbe troppo preoccupato per questo. Bensì per il fatto che un assett, non proprio fondamentale in termini economici (vale circa il 2% del patrimonio della finanziaria) sia in parte sfuggito al controllo della Exor. E questo non va bene neanche per lui. Forse la Juventus potrebbe essere ceduta, ponendo così fine alla più antica dinastia del calcio italiano. Ma è questo il momento giusto per vendere?