Scaltro, intelligente, diplomatico, determinato, pragmatico. 

Questa l’impressione che Maurizio Sarri ha dato di sè nel suo primo giorno ufficiale da allenatore della Juventus, rigorosissimamente in giacca e cravatta, pur avendo già detto che, in campo, continuerà ad andarci in tuta.  Francamente, se continuerà a far vincere la Juve, potrà indossare ciò che vuole. Come già scritto in un mio articolo precedente, Sarri andrà giudicato dai risultati, perché per questo è stato scelto e messo sotto contratto. Il resto è fuffa.

Quando però Paratici ha dichiarato essere stata la prima e unica scelta della società per la panchina bianconera, ci permettiamo di non credergli, perché il tentativo per Guardiola è stato fatto eccome e portato avanti fin quando è stato possibile, così come a lui e Nedved l’idea di riportare a casa Conte era venuta ma si scontrò col no categorico del Presidente. 

La volontà e la determinazione di andare su Sarri si è concretizzata soprattutto nell’ultimo mese, quando si è capito che per Pep non si erano create le condizioni per poterlo stappare al City, e allora si sono infittiti i contatti con Ramadani e col Chelsea, che poi ha impiegato i suoi tempi tecnici per liberarlo. Dal canto suo, Sarri ha dato il suo ok alla Juve praticamente subito (“mi hanno convinto in fretta”) perché quando la Vecchia chiama, è difficile dirle di no.

Sarri è consapevole di non piacere ad una parte neanche poi così residuale del tifo juventino, ma da persona intelligente ha già individuato la medicina: vincere e convincere. “Lo scetticismo lo si batte solo così, sinceramente non vedo altre strade”, ed ha ragione. Quanto poi all’odio provato verso la Juve, non lo ha negato: “Se ho un avversario che voglio sconfiggere in tutti i modi, posso odiarlo ma anche apprezzarlo”

Vero anche che, nel suo triennio napoletano, di apprezzamenti nei confronti della Juventus ne sono stati registrati pochi, ma il condizionamento ambientale è stato fortissimo: “Rappresentavo un popolo che non vince lo scudetto da 30 anni, e il coinvolgimento emotivo era forte, c’erano tutte le componenti affinché combattessi con la sciabola in mano per quei colori”. Ma ora “è finita”. Gioco delle parti, ve lo dissi in anticipo. Ora, come prevedibile, ha già garantito di dare il 110% per la sua nuova società, definita “la più importante d’Italia” con tanti saluti a De Laurentiis.

La storia dei favoritismi verso la squadra con la maglia a strisce? Era riferito ad un’altra squadra, statisticamente con più rigori a favore ottenuti rispetto a tutte le altre: “Lo dissi dopo un Empoli-Milan”. 
E il dito medio alzato ai tifosi della Juve? “No, quelli a cui lo feci erano 20 stupidi che mi insultavano. Non li considero nemmeno tifosi juventini”. Possiamo dargli torto?
Sarri ha confessato di non sapere cosa sia lo Stile Juve, ma inconsapevolmente si sta già allineando.

Ps. per tutte le questioni tecniche toccate in conferenza, vi rimando al mio prossimo video, domani sul sito.