Maurizio Sarri sta imparando a conoscere la Juve. E lo sta facendo in fretta. Primo in classifica in campionato, dove ha vinto gli scontri diretti con Napoli e Inter, Sarri sta precorrendo i tempi. "Avrà difficoltà fino all'autunno", si diceva, ma in realtà il tecnico toscano ha già dato la sua impronta ai bianconeri. Prima di quanto pensassimo. Lo si è visto, a tratti, con Napoli e Atletico Madrid. Lo si è visto ancora di più con l'Inter. Sarri è stato bravo a inserire gradualmente il suo credo, lasciando al contempo vivere nella squadra le certezze che la rendono forte da anni. Una rivoluzione morbida, insomma. Ci sono ancora due cose che mancano a Sarri per prendersi la Juve al 100%, una è evidente, mentre l'altra è lui stesso a farcela intuire, attraverso una provocazione...

LA COMUNICAZIONE - Il primo elemento nel quale Sarri deve ancora migliorare è la comunicazione. Dice Evelina Christillin, che del mondo Juve se ne intende: "In estate, quando disse che non contava nulla, a proposito degli esuberi, rimasi basita. Ora è migliorato". Ma non è ancora perfetto, come dice il collega Maurizio Crosetti, altro esperto di cose bianconere: "Se la Juve insegna a Sarri anche l’equilibrio nelle parole, avremo davanti quel grande allenatore di cui la Juve ha bisogno". 

LA PROVOCAZIONE... - Rimanendo sulle parole, domenica sera dopo Inter-Juve Sarri ha concluso così il suo intervento alla Domenica Sportiva: "Ora vediamo come reagiamo alla vittoria". Una battuta, fra lo scherzo e la provocazione, ma con un messaggio alla squadra: non abbiamo ancora fatto nulla, vinto nulla, siamo solo all'inizio. Quelle che Sarri rivolge alla squadra in realtà sembrano parole indirizzate a sé stesso. Sarri parla di sé. Perché se la squadra e i giocatori che la compongono hanno dimostrato, da anni, di saper reggere la pressione della vetta della classifica, e di saper vincere, chi finora non lo ha ancora dimostrato (se si eccettua l'isolato successo in Europa League con il Chelsea) è proprio lui, l'allenatore. E questo è il secondo elemento che manca a Sarri per essere perfetto: saper vincere. E vincere.