Quando Sarri arrivò alla Juventus il mercato era già stato definito. Lui stesso dichiarò, che, in fondo, la cosa non lo riguardava: gli importava fino a un certo punto. Fra le cause della rottura con Allegri, oltre alla brutta eliminazione in Champions con l’Ajax, si disse esserci proprio il mercato. L’allenatore labronico avrebbe chiesto di cambiare più di mezza squadra. Per tutta risposta cambiarono lui, che, per altro, aveva fama di “yes man”.

A Sarri la Juve stava bene così; d’altra parte, anche nelle sue precedenti esperienze, aveva mostrato come richiedere o cambiare giocatori non lo ritenesse essenziale: lasciava fare alla società. Poi ci avrebbe pensato lui a plasmare la squadra. E, allora, quale significato può avere la frase che avrebbe detto al momento della rottura? “Questa squadra (la Juve) è inallenabile”. Probabilmente che i calciatori non lo seguivano oppure non erano capaci di farlo. Se fosse vera la seconda ipotesi, Sarri o si sbagliava quando non si esprimeva sul mercato o presumeva troppo da se stesso, non essendo quel demiurgo che pensava. E’ più probabile che i calciatori non lo abbiano seguito fino in fondo perché tra l’allenatore e lo spogliatoio devono esserci stati seri problemi di comunicazione.

Recentemente Chiellini ha elogiato pubblicamente l’uomo Sarri, ma in precedenza non gli era (e non solo a lui) andata giù l’uscita dell’allenatore: “Come ho fatto a non vincere un campionato se dall’altra parte c’era gente come voi!” Una frase non dura, bensì sprezzante. Lo stesso Matuidi, nel giorno dell'addio, ha rivelato di aver compreso Sarri solo quando gli telefonò per sincerarsi del suo stato di salute durante il Covid. “Fino ad allora - ha detto - mi sembrava che Sarri fosse molto timido”.

Una certa riservatezza dell’allenatore toscano, a metà tra la timidezza e la scontrosità, era già nota. E non solo per certe sue dichiarazioni post partita. Nelle trasferte, via treno, del Napoli, non sedeva con la squadra. Stava addirittura in un altro scompartimento. Lo faceva - diceva - per ripassare gli schemi. Sembra proprio che sul piano del carattere, sulla mancanza di comunicativa, su accenni polemici che lasciavano trasparire, all’improvviso, accumuli di rabbia, se non di disprezzo, si sia consumato il rapporto coi giocatori, fondamentale per raggiungere risultati di rilievo. O forse questo rapporto non è mai nato e non solo con i senatori. Con tutti.