La prima volta (con vista campionato) non si scorda mai. E davvero, mai potrà farlo Maurizio Sarri: il tecnico della Juventus incontra i giornalisti dopo il periodo di cura. La polmonite è alle spalle: resta solo il campo, da affrontare. E allora, ecco le parole del mister. 

VOGLIA - "E' chiaro che per un allenatore partecipare agli allenamenti, andare in panchina è vita. Non è semplice rimanere fuori, ringrazio lo staff medico, mi ha coccolato per 20 giorni. Mi hanno fatto capire che era meglio fare un passo indietro per non farlo più lungo dopo. E' stato pesante, ma ho dovuto accettarlo. Nella consapevolezza che lo staff stava andando alla grande".

FORMAZIONE - "Situazione imbarazzante? Quello che dico viene ricordato, quello che scrivete viene dimenticato. Andava fatta una scelta che fa parte del mio mestiere, condivisibile o meno, ma era da fare. Chiaro che non mi faccia piacere, sono coinvolti due giocatori importantissimi. Dimostra la forza della nostra rosa. Abbiamo la sfortuna di avere una rosa ampia per scelte di questo tipo, ma anche la grande fortuna di avere una rosa con un elemento indispensabile. Tirando le somme dei due aspetti, siamo fortunati". 

EMRE CAN - "Penso al campionato, da domani inizieremo a pensare alla Coppa. In questo momento la nostra attenzione va rivolta al campionato. La squadra deve trovare identità, organizzazione forte. Difficile fare rotazioni. In dieci giorni magari saranno indispensabili. In questa fase ho privilegiato la ricerca di un'identità, di un assetto non definitivo ma che ci garantisse qualcosa in più. Dal punto di vista del campo dobbiamo combattere con una piccola difficoltà: negli ultimi mesi in tanti hanno giocato poco. Come Khedira e il lungo infortunio, come Ramsey, Rabiot. Chiaramente mette difficoltà, anche verso chi ha avuto più minutaggio. Il gruppo sta lavorando bene. Mai nella mia carriera ho visto i giocatori rimasti nella sosta lavorare così bene: l'ho detto alla squadra. E' un periodo difficile, anche per le motivazioni. Qualcuno l'ha fatto e ha avuto benefici. Solo fisici: dal punto di vista tattico poco lavoro, ma fisico sicuramente c'è stato un passo in avanti".

DICHIARAZIONI EMRE - "Quando un giocatore subisce una scelta così impattante, c'è un aspetto professionale per cui può essere in disaccordo. Non posso non pensare all'aspetto emozionale: devo dare l'occasione al giocatore di buttare fuori, per poi riaffrontarlo quando la situazione è più serena. Ho l'età giusta per capire certi tipi di reazione".

VICE PJANIC - "Sono curioso di Bentancur, le sensazioni sono di alto livello. Può garantire due ruoli, lo stiamo facendo allenare da vertice basso. L'interpretazione è discreta, ma migliorabile. Non è uno specialista, ma ho forte sensazioni. Può diventare un giocatore importante".

RAMSEY - "Viene da un infortunio non banale, serio. Ti avrei detto, dieci giorni fa, che era indietro per efficienza fisica - il recupero medio è avvenuto -. Ho visto passi in avanti in questi giorni, deve pagare un altro piccolo gap nei confronti dei compagni, non è al massimo. Se la condizione è quella di questi dieci giorni è facile e veloce il suo recupero ad alti livelli. Può fare anche l'esterno, con interpretazione giusta per le caratteristiche. In un momento di necessità, la mezz'ora di partita può farla in quel ruolo". 

TARDELLI - "Dovevo capire che la Juve vince per merito? Non ho mai pensato che la Juve avesse aiuti e fortune, la Juve era la più forte. Si poteva discutere sugli episodi: ma è la normalità. Noi a Napoli abbiamo perso campionati a 10 punti, l'episodio era ininfluente. L'ultimo campionato è stato più vicino, e lì magari hanno pesato. Come si sfogano i giocatori, lo faccio anch'io. Ma la Juve è sempre stata la più forte: dopo un mese mi rendo conto che la forza della squadra è nell'organizzazione e anche nella testa. Si analizza la vittoria in 30 secondi e si pensa alla gara successiva. Coinvolge tutti, allenatore e giocatori, tutto ciò che circonda la squadra e la influenza. Mentalità feroce. Continuare a vincere sarà più difficile: ma la voglia c'è". 

SUA MADRE - "Mia madre non mi parla più? Non era contentissima. Mia nonna abitava a Piazza Alberti a Firenze, a pochi metri dallo stadio. Io ero tifoso del Napoli, ma la famiglia era fiorentina. Ricordo solo l'ultimo, però: ci ho lasciato uno scudetto. Ora devo sostituirlo con uno positivo".

JUVE SARRISTA - "Dipende da quello che s'intende, non so le percentuali. Non sono qui per replicare quanto fatto in altre squadre, hanno la propria filosofia e caratteristiche, diversa da quelle che ho allenato in precedenza. Verrà fuori una squadra con caratteristiche diverse, in certe cose che abbiamo provato - nel 1T dell'ultima partita - mi ha fatto piacere. Giocando così è difficile gestire, abbassandosi: dobbiamo cambiare modalità. La gestione di certi momenti va ora col possesso palla, abbassarsi al limite dell'area di rigore diventa pericoloso. Non lo proviamo. Cambiamo i particolari e poi con meno palleggio e più fisica: non replicherò quanto fatto in passato con determinati giocatori. Voglio che segua le mie idee di principio".

CALO FISICO - "Calo? Secondo me no, abbiamo corso più degli avversari. Calo mentale? Sì, ma anche un pizzico di superficialità. Quando aspetti il Napoli al limite dell'area, il rischio è chiaro. Non siamo al top fisicamente, possiamo fare di più".

I DIFENSORI - "Abbiamo avuto la sfortuna di perdere Chiellini: è un po' l'anima per applicazione, forza mentale, personalità, perché trascina i compagni in allenamento e in partita. Il mio compito è quello di recuperare totalmente Rugani, e quello di far adattare un futuro top player come De Ligt a un calcio diverso. Normale che faccia errori all'inizio, lo fece anche Platini all'inizio, figuriamoci De Ligt. Deve migliorare e adeguarsi al nostro tipo di calcio: sono convinto che tra qualche mese riuscirà a esprimere cose importanti". 

TURNOVER - "Con i giocatori, il rapporto diretto era una scelta, a Napoli. Era indirizzata alla competizione più abbordabile, la meno proibitiva. C'era una differenza netta tra i 14-15 giocatori che giocavano di più. Ho letto una statistica parziale: abbiamo avuto 18 giocatori oltre i 2000 minuti, c'è stata una rotazione molto forte. Ce lo potevamo permettere, in Europa League. Nella fase finale era più in Premier perché volevamo vincere l'EL. Mai stata un'abitudine, ma una scelta. Adesso ho preferito far giocare gli stessi, anche se in campo sono andati in 18. Dalla prossima settimana inizieremo a rotare. Adesso non siamo pronti a cambiarne 7-8, magari uno per reparto e in tre partite si cambierebbero tutte. L'inizio può essere questo, ma l'obiettivo finale è un altro". 

DEBUTTO - "Paura? L'ho avuta 20 giorni fa, non respiravo benissimo. Non è il mio esordio: ero coinvolto. I dottori mi hanno fatto stare lontano, ma sono sempre stato coinvolto nella preparazione. Le ho vissute come partite alle quali ho partecipato, il credito per lo staff era ampio. Non è il mio esordio: tornare in panchina, a Firenze, a 15 minuti da casa mia mi fa estremamente piacere". 

HIGUAIN E MANDZUKIC - "Higuain uomo di fiducia? Non la metterei così: non giocava per rapporto personale, al Chelsea non lo faceva mai e c'era Giroud. Ha giocato perché ho visto cose importanti, ricordi di due o tre anni fa. Ha fatto bene. Non c'era niente di personale nella scelta. Mandzukic? Mi ha fatto vedere meno di Higuain e la scelta è andata sul Pipita. Tutto frutto di quello che vedo in allenamento. A volte va bene, a volte meno. Frutto di una scelta logica. Non una scelta irrazionale. Come tutti, puoi sbagliare: prendo 100 decisioni al giorno, se ne sbagli 3-4 sono contento. Mi girano un po', ma sbagliare scelta fa parte del lavoro". 

RABIOT - "Nel 2019 non ha giocato, ha fatto 20 giorni di alto livello e poi è naturalmente calato, come chi non ha partite di grande livello nelle gambe. E' sensibile: quando è andato in difficoltà, è subentrato l'aspetto mentale. Ha grandi doti, tecniche e fisiche. Matuidi è importante, ha dimostrato dinamismo e attenzione, si adatta meglio a quello che succede, ai movimenti e agli spostamenti che fa Ronaldo. Cristiano è destinato a farci la differenza. Il più forte in Europa, di conseguenza nel mondo. Gli va lasciata tutta la libertà del caso. Matuidi per questo ha dimostrato maturità eccezionale".

NAPOLI - "Ero come un pesce nell'acquario, in quella vetrata... Mi è dispiaciuto per Kalidou: giocatore e ragazzo straordinario. Ho pensato che abbiamo vinto per un episodio fortunoso una partita che meritavamo di vincere".