Il risultato inganna. La Juve ha sì battuto 3-0 la Fiorentina, conservando il primo posto in classifica, ma fino a dieci minuti dalla fine (quando Ronaldo ha trasformato il secondo rigore) la partita è stata in pericolosissimo equilibrio. E anzi pochi istanti prima del raddoppio bianconero una conclusione di Benassi è uscita di un niente. Per di più i viola erano dimezzati: in difesa mancavano due titolari su tre, Milenkovic e Caceres, tanto che ha dovuto giocare dall’inizio Igor, arrivato tre giorni fa dalla Spal; in mezzo al campo non c’era Castrovilli, il miglior giocatore nella stagione dei toscani.

Non c’è stata, insomma, la svolta rispetto alla sciagurata sconfitta di Napoli: la crescita è stata lieve, soprattutto se si considera il differente valore dell’avversario, e la vittoria inaspettatamente sofferta. Poi il 3-0 cancellerà qualsiasi dubbio per la dimensione del punteggio, ma questa Juve continua a non soddisfare.

Di bello si è visto poco o niente. Di confortante ci sono state le buone partite di  Rabiot e Douglas Costa, più qualche chiusura e il gol di De Ligt. Bello che Ronaldo abbia raggiunto il record di Trezeguet, a segno per nove gare di fila nella Juve, anche se per riuscirci ha avuto bisogno di due rigori. Netto il primo, che l’arbitro non ha visto (lo ha salvato il Var); molto discutibile il secondo, che ha fischiato subito e poi non ha cancellato dopo avere rivisto l’azione, forse per non fare la figura di quello che sbaglia tutto e deve salvarsi sempre grazie alla tecnologia.

Chiesa ha corso tanto e concluso poco. Se vuole diventare un campione da Juve, è necessario che dia di più: in questa partita i suoi possibili futuri tifosi hanno visto un ragazzo di grande volontà, ma incapace di incidere sul risultato. Uno da Fiorentina, insomma.