Ostentazione e sovraesposizione non fanno parte del suo modo di essere. Non prova la necessità della vacanza esotica e milionaria. A lui e alla sua famiglia, cane Ciro compreso, sono sufficienti i giorni di relax e di silenzio che è un grado di offrire il Piceno con il suo mare cristallino, i suoi boschi magici, la sua gente discreta e non invasiva. Un hotel senza sfarzi, mezza pensione, un buon libro da leggere, passeggiate nel verde quando il sole sta per tramontare.

Il circo mediatico organizzato da stampa e televisioni non lo intriga particolarmente. Si espone, quando lavora, soltanto per dovere professionale. E se lo fa non gira intorno ai problemi e non gioca con le parole come l’illusionista sul palco del teatro. Non gli interessa più di tanto comparire sulle copertine patinate delle riviste glamour o nelle pagine dei quotidiani più prestigiosi. Per dire di sé stesso accetta volentieri di confidarsi anche con il minimalismo giornalistico rappresentato da un foglio di provincia come la Nuova Riviera. Ed è ciò che ha fatto, ieri, Maurizio Sarri.

Una chiacchierata libera da ipocrisie e circostanziata che tutti i tifosi della Juventus e soprattutto coloro i quali compongono il plotoncino degli scettici dovrebbero leggere con attenzione. Quel che emerge, con netta chiarezza ed onestà intellettuale, è la figura di un uomo il quale veste a fatica e forse anche controvoglia i panni del personaggio. La normalità più assoluta come stile di vita e di comportamento, tuta o non tuta addosso tanto è noto che non è l’abito a fare il monaco. Una persona dai mille difetti e con qualche peccato veniale sulle spalle, ma anche con altrettante qualità e provvisto della giusta inclinazione di guardarsi intorno per conoscere e per capire. Uno splendido e soprattutto autentico esemplare di uomo qualunque. Come tutti noi.

Dal vizio, irrinunciabile, delle sigarette all’amore infinito per la natura e per tutti gli animali il cui portabandiera è il suo meticcio adottato tre anni fa e adesso inseparabile come un’ombra. Dal rispetto per il prossimo alla richiesta di riguardo per sé stesso e per il suo lavoro anche se dovesse capitare di sbagliare perché, quando si agisce, commettere errori fa parte del gioco e nessuno può chiamarsi fuori. Dalla necessità del parlar semplice al bisogno di farsi comprendere senza dover alzare la voce salvo smoccolare di brutto quando, come capita a tutti, ti fanno perdere la pazienza. Allora, magari, dici cose che non pensi ma alla fine della fiera hai il santo coraggio di chiedere scusa.

È questo Maurizio Sarri. Uno di noi. Uno del popolo. E il popolo della Juventus, così come suoi giocatori, lo amerà. Non solo come allenatore si spera vincente, ma come uomo che merita.