C’è qualcosa di strano in quest’inizio di stagione: intorno alla Juve serpeggiano i dubbi, mentre l’Inter e il Napoli viaggiano a gonfie vele nella considerazione dell’opinione pubblica. In parte è comprensibile: il Napoli ha un allenatore che ormai conosce la squadra a memoria e non ha venduto, ma acquistato; l’Inter esce dalle secche dell’incertezza con un bel mercato e Conte, un profilo adatto per spazzare via quelle incertezze caratteriali, che hanno caratterizzato gli ultimi anni nerazzurri.
E la Juve? La Juve sembra, nell’idea di molti, aver fatto il passo più lungo della gamba: Sarri riuscirà a rivoluzionare una squadra dalla vocazione “conservativa? Sarà in grado di juventinizzarsi, di accettare la disciplina sabauda? Poi: non sono troppi tutti quei campioni da gestire? Che fare di troppa gente sulla “via dell’ uscio”, che potrebbe remare contro?

SCHEMI - Queste considerazioni sono in parte condivisibili, soprattutto quella che per i bianconeri gli schemi da mandare a memoria sono più difficili di quelli di Conte per l’Inter. Sarri è forse uno degli allenatori più didascalici che ci sia. Per esempio, esige, se non al centimetro quasi, la dedizione a quel modulo che vede tre giocatori vicini avanzare velocemente e scambiarsi la palla di prima fino all’ imbucata per gli attaccanti. Richiede, inoltre, un fraseggio difensivo in fase di proposta, molto più veloce di quello praticato da Allegri: se prima erano circa 12 secondi, ora diventano la metà. Si potrebbe continuare con la difesa alta e un Pjanic in posizione più avanzata, più ispiratore e meno fraseggiatore.
Cose non facili, visto soprattutto lo scarso tempo a disposizione, la tournée asiatica, la polmonite e la parte iniziale del calendario forse più dura degli ultimi anni: Napoli, Fiorentina, Atletico Madrid uno dietro l’altro. La sosta, in questo senso, è stata una manna.

Alla resa del campo, però, da quello che si è visto fino ad ora, delle tre pretendenti al titolo la Juve è quella che ha colpito di più. Positivamente. Il primo tempo col Parma è stato buono, quello col Napoli ottimo. Se non ci fosse stato un calo fisico vistoso, saremmo già qui a parlare di “campionato finito”. L’Inter, osannata, a Cagliari avrebbe meritato non di vincere, ma di pareggiare. Il Napoli ha perso con la Juve, letteralmente travolto per 50 minuti.
E dunque? Dunque resta il fatto della tenuta fisica (destinata a migliorare ) e della capacità dei nuovi innesti (Rabiot, De Ligt, Ramsey) di assorbire dettami innovativi. Perché, paradossalmente, la squadra vecchia, quella di Allegri, gli  schemi di  Sarri sembra già averli mandati a memoria.