Essere un campione porta con sé la leggerezza del successo e il pesante fardello delle aspettative, quelle che vengono da dentro, da se stessi. Dall'aspettarsi sempre qualcosa in più, dal non deludere mai, dal voler dare sempre più del 100%. Il campione è questo, e quando - vuoi per scelta tecnica, vuoi per infortunio - non può esprimere il proprio estro come vorrebbe, la reazione di stizza diventa quasi normale, a tratti giustificabile. Deve essersi sentito così Dybala a Roma, quando Sarri lo ha richiamato in panchina per far posto ad Higuaín. Come un uccello a cui viene impedito di volare, come un bambino a cui viene impedito di fare l'ultimo giro sulla giostra. 

I NUMERI DELLA GESTIONE DI DYBALA - Evidentemente deve essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Si parla strettamente del momento della sostituzione, beninteso, perché poi fra tecnico e giocatore si è risolto tutto per il meglio, quasi immediatamente. Una scelta tecnica, figlia di una valutazione estemporanea, perché quando la Joya è stata sostituita la squadra stava subendo l'iniziativa avversaria e serviva qualcuno in grado di tenere alta la squadra. Tuttavia, è anche vero che con la sostituzione dell'Olimpico, 'el diez' è diventato il calciatore più sostituito prima del 75', 6 volte, superando l'amico Lautaro, fermo a 5. 

L'ex Palermo, in totale, è stato richiamato in panchina 11 volte, mentre Higuaín, invece, è stato sostituito 10 volte in totale, di cui solamente 3 prima del 75'. In più, a parità di presenze (sia totali che da titolare), Dybala è rimasto in campo per 90' solo 5 volte, a fronte delle 7 di Higuaín.

IL DYBALA FURIOSO - Sono statistiche che lasciano il tempo che trovano, considerando che i due argentini sono intercambiabili e sono funzionali a due tipi di gioco differenti. Tuttavia, la sensazione è che, citando anche Sarri, in futuro Dybala dovrà sicuramente cercare di digerire meglio episodi simili, considerando che quando ha deciso di rimanere aveva consapevolmente deciso di scendere a compromessi con il fatto di non essere insostituibile. Un allenatore, infatti, dovrebbe valutare ciò che è meglio per la squadra in un determinato momento, senza temere di dover scontare gli effetti di una decisione esclusivamente tattica. Sarri lo sa bene, e per questo probabilmente, "gliene può fregar di meno" (cit.).