Non bisogna lasciarsi trasportare dalla partigianeria e dal tifo. Prendete il Professor Piero Sandulli, Presidente della Seconda Sezione della Corte di giustizia della Federcalcio, chiamato a giudicare il ricorso del Napoli contro il 3 a 0 comminato ai partenopei dal giudice sportivo Mastrandrea. Tutti a dire che è del Napoli, a ripetere che suo padre giocò in quella squadra, che il suo cuore è azzurro…Azzurro, sì, ma azzurro Lazio. Non bisogna nemmeno tanto infierire contro il Professor Sandulli poiché, nel 2006, presiedette la Corte Federale che confermò in sostanza la Juve in B. Nemmeno perché, in seguito, si rese protagonista di un po’ di confusione mediatica, riconoscendo che “il campionato 2004/2005 non era stato falsato” anche se fu revocato ai bianconeri.

Il Presidente della Corte definì anche quella decisione “una sentenza etica” (un unicum in tutte le giurisprudenze, con Kelsen a rivoltarsi nella tomba) per violazione dello spirito decoubertiano, non a causa “d’illeciti conclamati di cui non c’era prova provata”, ma piuttosto per “cattive abitudini, condizionamenti”. Si stupì anche, il giudice che alla Juventus ci fossero restati male: "E perché? Adesso risultano più simpatici” disse. No, sarebbe irrituale, sbagliato cedere al sospetto, al timore, alla tentazione di ricusarlo solo perché, lui futuro giudicante, s’è lasciato andare a una considerazione, come dire, poco riservata: “Non bisogna lasciare che la classifica venga scritta dal Covid” ha detto qualche giorno fa. Che vuol dire? Se Ibrahimovic non può giocare, se Ronaldo idem, se mezzo Genoa anche…il Covid non c’entra? Chi la dovrebbe scrivere, allora, la classifica? Vuoi vedere che la dovrebbe scrivere lui.