Dicono, in Inghilterra, Adrien Rabiot abbia chiesto parità di stipendio di Bruno Fernandes. Che, tanto per capirci, è il capitan futuro dello United, il leader tecnico, un uomo probabilmente con più rispetto a Old Trafford di Cristiano Ronaldo. 

Voleva tanti soldi perché - poverino - il Manchester non era la dimensione per lui, almeno in questo momento. La priorità di Adrien è infatti quella di giocare la Champions League, il suo Centrale del Roland Garros: sono le dimensioni del calciatore che è (nella sua testa) e non vuole assolutamente distaccarsi da queste certezze. 

Ma il problema non è lui. Il problema non è nemmeno la madre, ovviamente furba e brava nel suo giocare sui milioni. Il problema resta sempre chi accetta e si piega alla volontà (folle, come raccontano in Inghilterra) di un duo che al calcio non fa granché bene. Anzi. 

Rabiot è solo un altro esempio di come, nella gestione Paratici, il mercato era alla stregua di un puzzle: si provavano a incastrare pezzi insensati pur di portare a casa un'immagine, un risultato, qualcosa su cui puntare e sperare. Eccole, le conseguenze: tutto è alla rinfusa e pure un'operazione magistrale, perché prendere 18 milioni per un giocatore senza gol e assist resta un'operazione magistrale, crolla come un castello di sabbia davanti all'onda della presunzione. 

Presto finirà, la piaga dei super contratti. E lo farà esattamente com'è iniziata: alla rinfusa, per la paura di non essere più abbastanza. Presto finirà. Ma non dimenticheremo.