Sembrava quella corsa del nove luglio del 2006. Lo stesso sorriso, lo stesso sguardo stralunato, come se il destino gli fosse piombato addosso e di controllo no, neanche l'ombra. Andrea Pirlo si è risvegliato tra le braccia di Cristiano Ronaldo: un vero e proprio salvatore di vita sportiva. In sei minuti, il portoghese ha allungato la carriera del tecnico bresciano: nessuno avrà la controprova di dimissioni o esoneri nel caso in cui da Udine fossero arrivati zero punti, però le sensazioni erano nette e la paura di essere a un passo dal crollo definitivo era fondata. Adesso? Tutto, ancora, in discussione. Tutto, ancora, da capire. Tutto, ancora, in gioco. A partire dalla prossima gara con il Milan. 

OBIETTIVO CHIARO - Di certo, Pirlo ha fallito l'obiettivo dato dalla società subito dopo la disfatta con il Benevento: questa Juve ha continuato a singhiozzare, a non girare nella maniera giusta. A non cambiare marcia, per usare un termine ben chiaro nel discorso di Bonucci e certamente evidente per l'intero gruppo. Che per la verità dimostra di seguire il tecnico, almeno dal punto di vista umano; molto meno dal punto di vista tattico, con gli esterni sempre ingolfati e un attacco spento nonostante nomi e salari. Staremo a vedere cos'accadrà nei prossimi giorni, se le parole di Paratici - "Pirlo resterà certamente in caso di qualificazione Champions" - saranno cerotti momentanei o promesse da mantenere. In ogni caso, la Juventus non ha dato traccia di futuro sotto la gestione Pirlo: e questo pesa come un macigno sulla valutazione finale del tecnico. Aggrappato a un filo più o meno sottile. Se 'sottile' si può definire il finale di stagione di Cristiano Ronaldo.