Il tempo è tirannia pura, ma la Juve ha saputo trasformarla in reggenza illuminata. Ecco, ora chi va a comandare la difesa? Due posti per quattro, ammesso quanto e come Danilo sia diventato imprescindibile nel ruolo di terzo, o quarto, con annesso lavoro di scivolamento sull'esterno. La gara con il Cagliari è buona prova di una tesi portata avanti dai futuristi del pallone: perché a Torino si ostinano a parlare del futuro quando c'è un presente oggettivamente da aggiustare? 

TOCCA AL DUO GIOVANE - Chiellini e Bonucci restano totem. Giganti, a prescindere dalle naturali pieghe e piaghe del tempo. Ma c'è un insegnamento, forte, che questa squadra ha già saputo dispensare: non è tempo di restare aggrappati al passato. O meglio: serve fare una pulizia intelligente di tutto ciò che è stato. E vuol dire: tutto il 'buono' deve servire da bibbia, tutto il resto - specialmente i discorsi tattici a metà - non ha più senso di esistere. Non sono pulizie di inverno, sono liberazione dal caos, ridursi alle cose semplici, ai punti fatti centimetro su centimetro. Per questo, la prova di De Ligt e Demiral non è un testimone da passare: è l'ultima goccia di consapevolezza per un vaso che nessuno aveva ancora il coraggio di rovesciare. La BBC resterà nella storia, la 3D è l'evoluzione della stessa. 

SERVE CORAGGIO - Chiaro: Pirlo ha davanti una scelta complicata, difficile, che contempla anche i rapporti interni e tutto quello che si pensa ma non si scrive o dice. Bonucci, seduto in tribuna versione ultras in doppiopetto, era il primo tifoso di De Ligt e naturale supporter di Demiral (con cui condivide il gusto della grinta): l'atto di fede inaugurale è stato proprio il suo, obnubilato dalla voglia di vincere non avrà mica pensato alle conseguenze di una così palese consacrazione. In realtà, la Juve è pure in ritardo. Già alla fine dello scorso anno, la rivoluzione copernicana ("E in mezzo a tutto sta il Sole", cioè De Ligt) doveva essere attuata. Meglio tardi che mai, a patto che Pirlo si sostenga di coraggio.