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Gli “Spostati”, se non fosse già il titolo di un bel film di John Huston (con Marilyn Monroe e Clarck Gable) potrebbe ben sintetizzare l’attuale Juventus. Non c’è un giocatore al proprio posto o quasi. Perfino il portiere dovrebbe essere uno che imposta l’azione da dietro coi piedi, capace d’intrattenere una serie di esiziali passaggi orizzontali.

Di Kulusevski è stato detto ad abundantiam. Da buon contropiedista, abituato alle praterie (quando lo hanno scelto non hanno visto che giocava sempre così?), è diventato, nell’ordine, centrocampista, trequartista, per tornare ala e poi mediano quasi in copertura, in una girandola di ruoli in cui ha finito per non capirci più niente. Bernardeschi, attaccante, ora, è terzino. Danilo, un tuttofare arretrato, che ogni tanto gioca davanti alla difesa. Chiesa va da destra a sinistra, da sinistra a destra.

Rabiot e Ramsey sembrano disadattati di ruolo e il loro impiego è il più coerente: li metti lì, da qualche parte, nella speranza che combinino qualcosa. L’idea di cambiare completamente ruolo a giocatori adulti ha funzionato bene alcune volte (Tardelli, Pirlo…) ma spesso non ha dato buon esito. Farlo con cinque o sei ad ogni partita, è un rischio troppo alto. Il risultato, pessimo, s’è visto nella Juve di Pirlo.

A dir la verità, già Dybala era stato snaturato da Allegri con compiti di centrocampista (a lui era riuscito il gioco dei jolly con tanti altri), ma ora sembra che la stagione delle metamorfosi e dei jolly sia finita: quest’anno ha insegnato che non conviene comprare un’ala per fargli fare il mediano o una seconda punta per dargli compiti da regista.

Non sappiamo bene cosa possa fare la Juventus per raddrizzare una barca sbandata (non solo per responsabilità dell’allenatore). Vendere Rabiot e Ramsey non sarà facile; dovrebbe esserlo, invece, scegliere dei giocatori che sappiano stare bene al loro posto. Con un patto chiaro: non pretendere che ne occupino, a rotazione, altri, diversi ad ogni partita.