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Inter-Juventus è stata una sofferenza per i tifosi bianconeri. Non solo per il risultato, ma per le modalità con cui esso è maturato. Per quella desolante mancanza di linee di passaggio e di uomini da servire in ogni zona del campo. Per quell'impossibilità costante di far passare il pallone nell'insidiosa giungla del centrocampo interista e farlo arrivare alle punte. E come recita un vecchio adagio sempre opportuno: le partite si vincono e si perdono a centrocampo!

A spiccare nel vuoto di San Siro, e della prestazione della Juve, è stata l'incapacità della mediana di Pirlo di muoversi senza palla e farsi trovare negli spazi. Come ha anche affermato ieri il direttore editoriale de Ilbianconero.com Marcello Chirico, è stata forse la prestazione più scadente di Rodrigo Bentancur e Adrien Rabiot da quando vestono questa maglia. Totalmente inermi, le loro enormi difficoltà sono state il motivo principale per cui Handanovic ha passato una serata tranquilla.

Non a caso, la chiave dei pochi sussulti offensivi che la Juve è riuscita a creare è stato l'ingresso di Weston McKennie al posto di Rabiot. Ma da solo non è bastato a cambiare davvero volto a una partita a senso unico. La domanda che sorge spontanea è: perché Pirlo non ha cambiato volto completamente al centrocampo? E pensare che ha utilizzato in tutto 3 cambi, l'avrebbe potuto fare tranquillamente!

Chi scrive ha cominciato a chiedersi, fin dal minuto 10 della sfida del Meazza, come mai fosse assente Arthur. Poi la risposta è sgorgata spontanea e immediata: perché reduce dalle fatiche di Sassuolo e soprattutto Genoa. E la versione juventina del brasiliano ex Barcellona non si è fatta notare finora per l'esplosività atletica. Ci sta risparmiarlo appena all'inizio. Ma l'incidenza della sua assenza non è da sottovalutare nell'economia della debacle nel derby d'Italia.

Se da un lato è vero che Arthur di per sé non si è imposto come il giocatore che ti cambia da solo i connotati (l'unico della batteria pirliana che si è rivelato tale finora è McKennie) è altrettanto vero che, in un contesto intricato come la selva oscura meneghina di domenica, lui aveva le caratteristiche adeguate per poter in parte provare a risolvere, in sinergia con l'americano, quella sanguinosa staticità. Quello che avrebbe potuto dettare tempi e passaggi per aggirare la gabbia preparata da Conte, che in questo campionato ha mostrato di poter andare in difficoltà contro avversarie anche meno forti della Juve.

Torniamo alla marzulliana "domanda e risposta" di qualche paragrafo fa. Se lasciare in panchina Arthur dall'inizio era nella logica delle cose, molto meno lo era non pensare nemmeno di inserirlo per gli ultimi 20-25-30 minuti (a seconda della sua autonomia) al posto di Bentancur, in apnea nel ruolo di regista. In base a quale calcolo, o in nome di quali equilibri, Pirlo non ha considerato l'ipotesi di giocarsi la carta brazileira là in mezzo?

La risposta scaturirà dal futuro prossimo della Juventus. L'allenatore bianconero ora è chiamato a studiare la formula magica per un centrocampo che dovrà sfoderare ben altra performance domani sera al Mapei Stadium di Reggio Emilia nella Supercoppa Italiana. E capiremo se il riposo ristoratore di Arthur contro l'Inter in campionato fosse magari propedeutico a ritrovarlo in grande spolvero per far ballare il Napoli e agguantare più facilmente il primo trofeo stagionale.