Liquido, solido, anni’80, come quello di Allegri, no anzi di Sarri, di Conte…Ma come è il calcio di Pirlo? Certo, ecco la risposta più facile: non lo sappiamo, mancano troppe partite, però gli osservatori, e non solo i tattici (comunque, ancora: Bedogni docet) sono lì anche per questo: saper leggere gli indizi. Un tempo si diceva che tre indizi facevano una prova. Manca la prova di Roma, domenica prossima, ma d’indizi per ora ne abbiamo già due. E forse ogni partita, proprio perché diversa, non sarà mai una prova definitiva.

Il Novara e la Sampdoria. Eh.. “Ma il Novara - si dice - non conta, è in serie C”, eppure tutte le prime uscite delle squadre, anche quelle amichevoli, sono state sempre commentate. Magari, con la speranza di fondo, di trovare la notizia ovvero vedere la squadra di nome soccombere con quella meno titolata. La Sampdoria, poi, nei commenti, è stata subito ridimensionata, ma non era la stessa che appena qualche mese fa creò qualche grattacapo alla Juve proprio a Torino? Qual è dunque il calcio di Pirlo? Sappiamo, per ora, quello che non è e ciò che, all’inizio, si propone. Le due cose vanno insieme: non è il calcio di Sarri e si propone di dimenticare l’ultima Juve, la squadra che ha vinto il campionato, ha perso contro il Lione e ha presentato un copione immutabile: uno sterile possesso palla, eseguito con una ferrea, pedante rassegnazione.

Ecco, un primo punto, un primo risultato per altro anticipato dallo stesso neo allenatore quando dichiarò “Voglio riportare, soprattutto, l’entusiasmo”. Elemento centrale e non solo psicologico: la nuova Juve fin qui vista, va in campo con un altro piglio, sembra quasi divertirsi oltre che divertire. E’ vero, si sono aggiunti (nelle formazioni schierate) due nuovi giocatori prima assenti, oltre a un “quasi” esordiente, e sono stati introdotti cambi tattici rilevanti (Rabiot, Ramsey), ma è tutta la squadra a metterci l’anima, a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Difficile pensare che nemmeno un mese di nuova preparazione sia bastato a mutare una compagine rassegnata, lenta, ostinata in un’allegra brigata capace di cantare e portare la croce.

A fine partita, Ranieri ha detto una cosa forse scivolata via troppo rapidamente: “E’ incredibile il feeling tra allenatore e squadra.” In meno di 30 giorni s’è, dunque, ottenuto un risultato mai raggiunto in un anno: l’armonia tra direttore d’orchestra e musicisti. L’elemento ci conforta: ridare fiducia, sicurezza, in una parola, agilità mentale, non solo fisica. A questo punto tutto risulta più facile e bello. Magari il calcio di Pirlo, alla fine, si baserà su questo principio. Principio in tutti i sensi: inizio e fondamento d’una nuova avventura.