Luca Bedogni, esperto di tattica, ha analizzato la posizione in campo di Rodrigo Bentancur nella Juventus di Massimiliano Allegri nel proprio pezzo di approfondimento su Calciomercato.com. Ve lo riproponiamo integralmente:

Elogi a non finire per Rodrigo Bentancur dopo Fiorentina-Juventus, ovvero dopo una delle sue prestazioni più bruttine. E’ stato l’uomo che ha sbloccato la partita, è vero, tra l’altro con un gol molto bello, è il centrocampista bianconero che ha giocato di più in quest’ ultimo periodo, ed è altrettanto vero che è cresciuto, sta crescendo tanto, però una cosa va detta, chiara e tonda: da regista di centrocampo, al Franchi, non ha fatto bene. Tolto il gol (un lampo estemporaneo), l’esperimento non ha dato buoni esiti. E forse non lo era neanche, un esperimento: la mossa di Max serviva solo per far rifiatare Pjanic in vista di Juve-Inter. Effetto collaterale benefico, testare il ventunenne uruguayano in un ruolo più delicato e formativo, contro un avversario noto per l’approccio aggressivo, ad alta intensità. Una trappola per Rodrigo, della serie vediamo a che punto è, come se la cava oggigiorno lì in mezzo. Perché la Juventus, in Italia, può permettersi anche questo. Cerchiamo di capire allora più in concreto, grazie anche alle osservazioni di Allegri, quali sono ancora i limiti, ossia i margini, di Bentancur.    

IL GOL NASCE DA.. UN DIFETTO - Partiamo proprio dal gol. Strano che in un’azione tanto bella e lineare si annidi un difetto; il calcio è ingannevole talvolta, copre una verità con un’altra verità. Appena prima dello scambio con Dybala, il numero 30 bianconero va a prendersi il pallone da De Sciglio. La Fiorentina, in quel momento un po’ schiacciata, fatica ad accorciare con Veretout, che esce in ritardo. Bentancur dunque ha tutto il tempo per controllare, alzare la testa e trovare la triangolazione vincente. Ecco perché il difetto non si vede.  




Se si guarda però attentamente la direzione dei piedi e del corpo di Bentancur nel momento in cui parte il passaggio di De Sciglio, vengono in mente le parole di Allegri al termine della gara: “(Bentancur, ndr) Ha perso un paio di palloni perché è andato di spalle, si voleva girare con la palla”.  Qui sopra non l’ha certo persa (anzi!), eppure ha perpetrato lo stesso “crimine” contro la regia. Che ogni tanto, si capisce, va pure ammazzata, spezzata con un guizzo. Bentancur qui ha agito ancora da mezzala, da uomo di catena

POSIZIONE E POSTURA SECONDO ALLEGRI - La questione naturalmente trascende il singolo caso, specie se da quell’ “errore” impercettibile è nato lo 0-1. Sono tutti gli errori simili, tuttavia, quelli reali e commessi non solo in potenza, che fanno riflettere. “Quella è una posizione –direbbe Allegri riferendosi al ruolo di centrocampista centrale- in cui tu la palla la devi far viaggiare veloce per dare i tempi alla squadra” . Il punto è che la velocità e la bontà della circolazione del pallone non dipendono solo dagli smarcamenti ma anche dalle posture che assumono i singoli giocatori in ricezione. Allegri ha in mente scene come questa, quando rimprovera l’uruguayano.     



Con questo approccio alla palla, Bentancur non può vedere l’aggressione repentina di Edimilson Fernandes. Non lo sente nemmeno arrivare. Così dopo uno stop fatto dando le spalle alla metà campo avversaria (postura errata), prova a rivolgersi forzatamente a uno tra Bonucci e De Sciglio, alla sua sinistra. Ma Bonucci viene schermato subito da Chiesa, mentre il passaggio per De Sciglio, l’uomo libero a cui fare arrivare il pallone, è troncato dall’impeto dello stesso E. Fernandes. Palla persa da Bentancur. Ricorderete pure un altro caso simile, con pressione dello stesso centrocampista svizzero fin dentro l’area bianconera.   

PJANIC PER CRESCERE - Basterebbe guardare Pjanic per accorgersi a modo della differenza. Prima ancora che per l’estro e per la tecnica, il bosniaco è regista vero perché si pone da regista. Col corpo e con lo sguardo. 




La funzione essenziale del regista è quella di aiutare la squadra a cambiare versante, o con un passaggio corto o con un lancio. Tendenzialmente a due tocchi, come qui Pjanic col Valencia. Per avere questa apertura mentale di 180°, e soprattutto questa velocità d’esecuzione, occorre fidarsi tanto di entrambi i piedi. Sia al momento dello stop che del passaggio. 



IL LEGAME TRA POSTURA E TOCCHI -  Bentancur, contro la Fiorentina, non ha svolto al meglio questa funzione essenziale, pur essendo stato comunque decisivo. Si veda un altro esempio tratto dal secondo tempo. Ecco un caso in cui una postura errata in ricezione crea ritardo nel giro-palla. Non palle perse, ma errori di tempo. Esiste infatti un legame tra postura e tocchi: sbagliando la postura aumenta il numero di tocchi necessari.   




“Ogni tanto si deve sveltire nella consegna della palla”, ha affermato infatti Allegri sempre dopo Fiorentina-Juventus. E le braccia aperte di Bernardeschi qui sotto sono abbastanza eloquenti.
 


L'URLO DI ALLEGRI - C’è stato poi un momento, in campo, in cui Allegri ha sbottato. Per il tecnico bianconero, sul passaggio di Cancelo a Bentancur intorno al 21’, quest’ultimo avrebbe dovuto cambiare campo per CR7, apertosi alto a destra. L’obiettivo era quello di aggirare la densità e l’aggressività centrale della Viola. Possiamo intanto apprezzare il movimento della testa dell’uruguayano, pressato ancora una volta da Fernandes. 



Il problema resta però lo stesso: se l’occhio stavolta si muove a 180°, non fa altrettanto il resto del corpo. Ecco che allora risulta più rapido e meno compromettente, ovvio dopo uno stop e un tocco d’aggiustamento di troppo, il passaggio corto per Cuadrado, dal momento che la pressione di Fernandes impedisce di caricare il lancio. Senonché il colombiano ha alle calcagna Veretout (fuori inquadratura) che lo costringe a un retropassaggio. E’ qui che Allegri non ci ha più visto. Tutto per un difettuccio.