A La Gazzetta dello Sport, Paulo Sousa gioca la sua Juve-Inter. Di seguito, qualche estratto della sua intervista. 

LA SUA STORIA - "In un certo senso, ma i ruoli si sono ribaltati: quando arrivai alla Juve non vinceva da nove anni, l’Inter non vince da otto. E' il meglio? La metterei diversamente: mi pare di vedere che il calcio italiano si stia sforzando di migliorare, di proporre un gioco più offensivo, e questa partita può essere un segnale del cambiamento di approccio. A me piace il pragmatismo italiano del cercare anzitutto il risultato attraverso la ricchezza tattica, ma vent’anni fa tutti volevano giocare in A per la bellezza del suo calcio. E per me bellezza è difendersi bene, ma prima ancora esporsi per attaccare".

VINCE LA JUVE - "Probabilmente sì. Credo che la Juve non abbia mai avuto una rosa così forte per numero, qualità e diversità dei giocatori: può cambiare sistema di gioco come e quando vuole; Allegri ha una grande capacità, tiene sempre acceso il fuoco in tutti i suoi; il club crea l’equilibrio che fa andare tutti nella stessa direzione. No, non credo che la Juve calerà. Cosa può cambiare? Non per la Juve, molto di più per l’Inter: può convincerla di poter tenere, in 90’ e poi in tempi relativamente brevi, il passo della Juve. La rosa che sta costruendo è per camminare un po’ alla volta in questa direzione. Per raggiungere i bianconeri? Non è solo questione di tempo: devi cambiare il meno possibile, anche a livello di club e di chi, nel club, conduce il progetto sportivo. L’Inter negli anni ha cambiato tanto, non so se la scelta di Marotta sia mirata in questo senso".

BERNARDESCHI - "Alla Juve ha fatto il salto di qualità: non avevo dubbi. Noi allenatori non possiamo essere così egoisti da pensare di poter far crescere da soli i giocatori: conta anche l’entourage calcistico e la Juve fa maturare tutto ciò che di buono un giocatore ha".

ALLEGRI O SPALLETTI? - "Ho sofferto di più Luciano: era più versatile nel decidere quale sistema di gioco usare, quanti giocatori destinare alle varie linee. La sua valorizzazione dei ragazzi che allena la vedo nella fase offensiva: con quella cercava di mettermi in difficoltà. Nelle partite contro Allegri eravamo sempre riusciti ad avere controllo nei cinque momenti che giudico fondamentali: organizzazione offensiva e difensiva, transizione a pallone perso e recuperato e calci da fermo. Però soffrimmo la capacità di fare la differenza dei suoi giocatori più forti".

RONALDO - "Per me il migliore del mondo: soprattutto per come è riuscito a mantenere sempre la stessa continuità nel fare quello che gli era e gli è necessario fare per vincere. Un po’ come la Juve, insomma. Quando io allenavo il Portogallo Under 16 lui era nell’Under 19: da ragazzino era già così, ha sempre saputo riconoscere la strada verso il suo miglioramento. Buona la seconda: il suo arrivo ha dato agli altri club il coraggio di anticipare un processo di crescita e farà cambiare idea ai giocatori che non vedevano più il calcio italiano come destinazione prioritaria".

I PORTOGHESI - "Se pensi a un gioco molto offensivo, oggi non c’è laterale migliore di Cancelo per provare a vincere. Alla Juve serviva un portoghese per prendersi la Champions, con due ha ancora più possibilità... Joao Mario è cresciuto molto all’Europeo: difendendo come esterno, attaccando nei corridoi centrali. Gli manca l’ultimo step di maturazione, importante per il suo ruolo: aumentare il numero di gol e di assist".