Giancarlo Padovan ha parlato della scelta di Andrea Agnelli di sostituire Massimiliano Allegri con Maurizio Sarri nel proprio editoriale su Calciomercato.com:

"Il mondo del calcio, e tutto ciò che vi ruota intorno, tifosi compresi, è veramente strano. Alla Juve contestavano Allegri perchè, pur vincendo molto (anche se non la Champions), non faceva giocare bene la squadra e non ci si divertiva abbastanza. Adesso che Allegri non c’è più, si arriccia il naso per Sarri, forse perchè molti sognavano Guardiola o in subordine Klopp.

Ovviamente non so che cosa Sarri riuscirà a fare alla Juve, anche se so che è profondamente diverso da Allegri. Fossi un tifoso bianconero, però, mi fiderei delle decisioni di Andrea Agnelli, un presidente che, per età ed esperienza, non può essere ancora amato come il padre Umberto e lo zio Gianni, ma che in fatto di allenatori e dirigenti ha sbagliato pochi colpi. L’unico, all'inizio della sua gestione, fu Gigi Delneri. Ma quella era anche un’altra Juve, decisamente la meno forte di tutte le successive e, comunque, fino alla conclusione del girone di andata, una squadra che se la batteva con le altre concorrenti allo Scudetto. Mi viene da pensare che, in quel caso, Andrea si sia fatto convincere da Giuseppe Marotta. Alla Sampdoria, infatti, Delneri aveva fatto molto bene e non era certo incauto dargli la possibilità di una grande piazza.

Sia come sia, Agnelli ci ha visto bene fin dall'anno dopo quando ingaggiò Antonio Conte, grande giocatore e grande capitano, ma solo un emergente come allenatore. Invece, anche con l’apporto del club più organizzato d’Italia, arrivarono tre scudetti di fila per il delirio dei tifosi che, oltre alla qualità del gioco e al furore atletico e agonistico, ammiravano in Conte la doppia e collimante personalità: il condottiero con DNA bianconero, capace di avviare un lungo predominio, e il fedele testimone dei valori della real casa. Tra Agnelli e Conte è finita male perché l’allenatore, dopo il terzo anno, voleva una squadra da Champions e non si fidò delle promesse del presidente. Certo, fargli lo sgarbo di dimettersi dopo un paio di giorni di ritiro, è una colpa che difficilmente si cancella, ma anche in quel caso Agnelli fu lucido, razionale e pratico: Allegri, esonerato dal Milan a primavera, era senza squadra, fu chiamato, gli venne affidata la Juve e Max avviò un ciclo addirittura più lungo e più vincente di quello di Conte. 

Ora, va tutto bene, ma nella vita bisogna avere anche un po’ di memoria. Ricordate, allora, come venne accolto Allegri a Vinovo il giorno del suo insediamento? Io sì. Mi ricordo i cori, le grida, gli sputi e i pugni sui vetri della macchina che lo accompagnava al centro sportivo, per non riferire di quel verminaio che era (che è) internet. Anche questa volta, come nell'ultimo caso, Agnelli va a prendere l’allenatore ad una squadra italiana di cui è stato fiero rivale. Quasi non conta che Sarri, per un anno, sia stato il tecnico del Chelsea, abbia vinto l’Europa League, abbia raggiunto il terzo posto in classifica e la finale di Coppa di Lega, persa ai rigori con il City. No, per la maggioranza degli juventini e, di converso, dei napoletani Sarri è uno che sta passando dal Napoli, ultima squadra italiana a violare lo Stadium, alla Juve. Come se in mezzo non ci fosse stato nulla e, soprattutto, nulla contasse quel distacco.

Questa semplificazione offusca le ragioni di Agnelli che voleva Sarri già due anni fa, quando si era capito come e quanto profondamente incidesse il suo lavoro nelle prestazioni della squadra e quale fosse la differenza di gioco tra la Juve e il Napoli. E’ vero, Agnelli vuole lasciare il segno. Non solo vincendo, ma vincendo con l’etica e l’estetica. Non solo facendolo in Italia, ma anche riuscendoci in Europa dove la Juve pensa sia più importante stare. Nessuno può sostenere che Sarri sia l’uomo giusto o valga meno di Klopp e Guardiola. Al contrario, però, va detto che Agnelli ha tutto il diritto di sceglierlo e una buona probabilità di non aver sbagliato neanche questa volta
".