"Non bisogna certo essere tifosi del Napoli per capire e condividere il loro malcontento a proposito della campagna acquisti di questa sessione estiva. La società del presidente Aurelio De Laurentiis, che ha in Cristiano Giuntoli un direttore sportivo di spessore e di livello, ha operato poco e male restando lontana sia dagli standard immaginati con l’arrivo di Carlo Ancelotti, sia dal trend di altri club (per esempio l’Inter) candidati a essere alternativi alla Juve.
Perché poco? 
Perché, a fronte delle cessioni di Reina, Maggio e Jorginho sono arrivati Meret e Karnezis, Verdi e Fabian Ruiz.
Perché male? 
Perché per i due portieri dell’Udinese si sono spesi complessivamente 30 milioni quando con dodici la Juventus è andata a prendere Perin dal Genoa.
Poi - e questa è pura sfortuna - Meret si è infortunato, sta saltando tutte le gare prestagionali e, probabilmente, mancherà nelle prime due di campionato. A questo punto il Napoli, allarmato dalla prestazione di Karnezis contro il Liverpool, si è mosso per Ochoa.
Ochoa, portiere messicano dello Standard Liegi, ha tre caratteristiche.
La prima: costa troppo per poi fare da secondo.
La seconda: è extracomunitario e quindi occuperebbe l’ultima casella disponibile.
La terza: lo Standard non vuole cederlo.
Detto che Ochoa ha 33 anni, che senso ha avuto acquistare Meret se poi non si crede completamente in lui?
La domanda non è né oziosa, né malevola. L’ex Udinese ha giocato l’ultimo campionato, il suo primo in serie A, con la maglia della Spal. Però, a causa di reiterati malanni fisici, ha collezionato appena 13 presenze.
Perin è del 1992 ed è un portiere fatto, con grande esperienza e grande personalità, tanto da stare appena dietro (?) Donnarumma.
Meret è del 1997 e, forse, diventerà un grande, ma deve ancora dimostrare di essere pienamente affidabile. Riuscirci nella piazza di Napoli, con il cumulo di aspettative che ci sono, è particolarmente arduo.
Tant’è vero che, forse Ancelotti, forse qualcun altro, ha pensato ad Ochoa. Per me non arriverà, ma solo averlo messo tra gli obiettivi plausibili dimostra scarsa linearità.
Non meno cervellotico è stato l’approdo del terzino Kevin Malcuit del Lille, pagato dodici milioni. Il Napoli avrebbe voluto prima Vrsaliko (obiettivo anche di due stagioni fa), poi Arias, poi Darmian che avrebbe saputo giocare sia a destra che a sinistra. Per una cosa (concorrenza di altri club) o per l’altra (alti costi di acquisto e ingaggio) ha ripiegato su Malcuit.
Sarà pure bravissimo, però tra i dodici milioni spesi per lui e i 18 che voleva il Manchester United per Darmian, io avrei fatto uno sforzo a beneficio del secondo. 
Invece, a dispetto della visionarietà di Aurelio De Laurentiis che lo immagina proiettato su dimensioni planetarie, il mercato del Napoli è stato ed è velleitario (vuole ma non può), provinciale (gli obiettivi non raggiunti sono spacciati come volontarie rinunce), livoroso (“ci era stato offerto Cristiano Ronaldo, ma la Juve ha fatto un affare commerciale e non tecnico”).
Non capisco nemmeno Carlo Ancelotti che, al contrario di tutte le nostre previsioni (“ha sempre avuto a che fare con campioni, avrà avuto garanzie in questo senso”), allenerà, in pratica, la squadra di Sarri togliendole progressivamente un’identità precisa e specifica.
Cosa significa, per esempio, Hamsik centrale di centrocampo davanti alla difesa?
E perché sottrarre Mertens dal centro dell’attacco adesso che ha trovato il ritmo e il brio del gol?
Resto convinto che al Napoli manchi un attaccante di peso che sappia surrogare Milik (l’idea-Belotti è bella e giusta, ma complicata) e un centrocampista migliore di Jorginho. Kovacic sarebbe andato benissimo, ma se lo è preso Sarri che ci ha visto lungo. 
Altro appunto: la rosa non è vasta e presenta discrasie tra i primi dodici/tredici (quelli che faceva giocare Sarri) e il resto. Dovendo affrontare una stagione in cui le Coppe vanno giocate e non snobbate, potrebbero sorgere problemi di affaticamento o infortunio.
No, Ancelotti non può proprio dire di essere contento dei giocatori che ha. Non lo sarebbe nemmeno Sarri che pure ha realizzato 91 punti e sapeva che ripetersi sarebbe stato impossibile. Essere aziendalisti, con lo stipendio che De Laurentiis gli elargisce, è comprensibile. Ma esagerare diventa autolesionistico".      

Di Giancarlo Padovan, per Calciomercato.com.