Mettere benzina nelle gambe, sì. Ma anche idee nella testa. Allegri ha accolto come un dono la possibilità di poter lavorare così con la squadra: sa bene quanto della stagione passi anche dal precampionato, a maggior ragione in una stagione particolare, complicata, incredibilmente compressa. Dall'inizio delle danze, non si balleranno più lenti: sarà una partita dopo l'altra, di fatto una gara ogni tre giorni. Tempo per far lavorare la testa, effettivamente poco. Eppure, oltre alla condizione e alla brillantezza, dovrà esserci di più.

UNA NUOVA JUVE - Allenatore, giocatori e dirigenti hanno parlato di una Juventus diversa. Non nei modi o nelle intenzioni, ma nella sostanza e perciò nel gioco. Non è un caso che il ruolo di Paolo Bianco, ex staff di De Zerbi, sia stato subito centrale nelle dinamiche bianconere: lo sviluppo della manovra, il possesso, i movimenti offensivi, sono generati dalla gestione del nuovo collaboratore e di Aldo Dolcetti, storico membro della cerchia di Allegri. A proposito di Max: qualcosina ha già raccontato, almeno cosa immagina possa diventare la sua squadra. E cioè: veloce, dinamica, immediata nel possesso e anche nella realizzazione dell'azione. Così come lo era nella prima gestione, quando tutto filava liscio. 

LA VARIABILE - Intanto, qualche novità, che propriamente novità non è: la "costruzione dal basso" si era già vista nella scorsa stagione, ma solo quando possibile. La Juve insisterà nelle uscite palle al piede, con calma e pazienza, ma senza paura. E' quell'arroganza di cui parlava Danilo, è l'imprinting diverso menzionato da Perin. I bianconeri sono una squadra forte: devono capirlo prima, poi dimostrarlo. La variabile Di Maria aiuterà parecchio: Allegri non lo imprigionerà in una doppia fase, sarà l'asse selvatico della linea offensiva. Da lui passerà parecchia Juve, e pure il destino di Vlahovic.