L’unico che non pativa la situazione era Marco Tardelli. Anzi, lui quasi si divertiva vedendo i compagni imbestialiti vagare in pigiama e sbadiglianti lungo il corridoio al nono piano dell’hotel. Avevano gli occhi gonfi per via di quella veglia forzata. Lo sguardo di Schizzo, al contrario, era vigile come se fosse mezzogiorno. Invece era l’una di notte passata. Tardelli, in ogni caso, non sarebbe riuscito a prendere sonno se non per poche ore all’alba. Gli succedeva sempre così alla vigilia di ciascuna partita.

Una delle tante cartoline da Napoli, firmate dai giocatori della Juventus e spedite dalla reception dell’Hotel Vesuvio, uno degli alberghi più prestigiosi e più antichi della metropoli partenopea. Punto di riferimento di ricchi e vip di ogni genere. Capi di Stato, star dello spettacolo, uomini d’affari e amanti delle meraviglie che offre la natura. All’ultimo piano, infatti, c’è una terrazza fiorita tutto l’anno dove puoi fare colazione, pranzo e cena. Un luogo davvero unico per lo spettacolo che ti offre. Dalla vetrata affacciata su il Castel dell’Ovo, lo sguardo può spaziare lungo l’intero Golfo di Napoli. A sinistra il Vulcano, poi Ischia e Capri sino a intuire la costa Amalfitana. La notte l’apoteosi delle lampare che formano una città galleggiante sul mare è irripetibile. Non te ne andresti mai a dormire. Cosa che i giocatori della Juventus avrebbero dovuto evoluto fare.

L’ex Hotel Vesuvio si trova sulla via Partenope. Il lungomare di Napoli all’altezza del famoso ristorante ”Zì Teresa” nel quale il giovanissimo Massimo Ranieri sbarcava il lunario cantando per i clienti americani e giapponesi. E’ il luogo di  incontro e di striscio, a piedi o in automobile, del sabato sera, per i napoletani, prima di tornare a casa. Una volta all’anno, fino a qualche tempo fa, quando la Juventus alloggiava in quell’albergo la via Partenope si trasformava in una zona d’assedio pacifico la cui sonorità era simile alla festa di Piedigrotta. Dalle sei del pomeriggio fino alle cinque del mattino successivo un lungo serpente di macchine con i clacson pigiati andava e veniva su lungomare mentre dai cortei improvvisati da chi era a piedi era tutto uno scoppiettare di petardi e triccheballacche. Lo scopo era ben mirato. Impedire ai giocatori bianconeri, che la domenica sarebbero scesi in campo per affrontare il Napoli, di dormire.

A poco servivano i doppi vetri alle finestre delle camere. Il frastuono che arrivava da sotto superava ogni barriera. La polizia municipale, agenti tifosi anche loro, facevano nulla per impedire l’ambaradan. Allora entrava in azione il dottor Francesco La Neve con la distribuzione di Mogadon. Non tutti, però, accettavano di mandar giù il farmaco. Anzi pochi. L’unico a pretendere doppia razione era Franco Causio che senza il sonno dava i numeri. Sicchè le camere dei bianconeri si trasformavano in night senza entreneuses per lunghe partite a carte che terminavano quando il mare del Golfo veniva rischiarato dall’alba imminente. Notti bianche che, però, non impedivano alla Juventus di andare in campo il pomeriggio dopo e vincere e comunque migliori è più goliardiche di cori e striscioni insultanti che Sarri e la sua squadra si sono dovuti sorbire dal loro arrivo in città ieri sera.