E la cessione di Ronaldo, e la consacrazione richiesta a Dybala, e i nuovi arrivi di Kean e Kaio Jorge, e il ruolo di Chiesa e Kulusevski... Quando si parla dell'attacco della Juventus quasi ci si dimentica di lui, Alvaro Morata, che da inizio estate è stato sicuro di continuare a far parte dell'organico bianconero grazie agli affari sull'asse Torino-Madrid, e da lì è uscito quasi dai radar per lasciar spazio ai discorsi attorno ai colleghi offensivi.

E intanto lo spagnolo c'è, così come c'era stato all'inizio della scorsa stagione quando aveva compensato i gol mancanti di un CR7 affetto da Covid-19. È uno dei pochi che non hanno steccato a Napoli, anzi aveva messo il match sui binari giusti con quella rete inventata dal nulla con la complicità di Manolas. E ieri è stato solido, senza squilli di tromba ma con tanta sostanza, tra una sponda e un tiro in porta, tra un contromovimento e un fraseggio, arrivando a procurarsi il rigore trasformato da Dybala e a segnare in prima persona il gol dell'assoluta e definitiva tranquillità nel finale di tempo.

Certo, a qualsiasi giudizio positivo sulla Juve tra ieri e oggi bisogna ricordarsi dell'avversario: un Malmö generosissimo ma francamente fuori posto ai massimi livelli del calcio europeo. Tuttavia la sommatoria tra Napoli e Svezia sembra restituirci l'immagine di un giocatore che, in mezzo a mille critiche sulla presunta mancanza del centravanti, tiene a ricordare che il ruolo di 9 lui lo sa interpretare come merita. Ora lo aspettiamo all'Allianz Stadium e soprattutto gli chiediamo d mantenere una certa continuità durante l'arco della stagione.