A furia di pensare a Mr. 150 palloni ci eravamo dimenticati di Mr. 33. No, questo non è un articolo su Bernardeschi e il numero di maglia scelto in base agli anni di Cristo (che era poi anche la data del suo ultimo gol, il 33 d. C.). No, Mister 33 è Sarri: Mister 33 schemi su palla inattiva, ricordate? Sarà stato un caso, eh, ma a me piace pensare che il gol scudetto l’abbia segnato lui. Di nuovo, non Bernardeschi. E nemmeno CR7, che in realtà è stato l’esecutore materiale dell’uno a zero contro la Samp (cosa che, insieme a molto altro, ci autorizza tranquillamente a parlare anche di scudetto di Ronaldo). Il primo gol contro la Samp, il gol del titolo, l’ha segnato Maurizio Sarri. È stato il coronamento simbolico di una carriera da allenatore-annotatore. Un pensatore e disegnatore di schemi che ha scalato praticamente tutti i livelli del calcio italiano. Deve esser stato particolarmente emozionate veder realizzare da CR7 lo stesso colpo che magari funzionava anche in Eccellenza o in Seconda categoria. Un segno, un momento in cui riconoscersi e riconoscere il proprio percorso. Il lieto fine di una favola che coincide con la storia.   
 
IL GOL SCUDETTO DI MISTER 33 – La Juve, sebbene avesse appena vinto contro la Lazio, era in difficoltà da qualche partita. Complicazioni dovute al post lockdown di cui si è detto e ridetto. Da ultimo si era appena infortunato Dybala, e la Samp era ben messa in campo da Ranieri, sembrava anche più brillante fisicamente, quei ragazzi non avevano nulla da perdere. In casi come questi, quando vengono a mancare le cartucce, le partite si vincono coi dettagli. Una palla inattiva, ad esempio. Sarri da questo punto di vista non si è fatto trovare impreparato. Anzi. Ha raccolto punti così, e non solo contro la Samp, ma anche nella sfida difficile col Sassuolo. Analizziamo allora questi frangenti, dal momento che sono risultati decisivi in una fase decisiva.   



Nell’immagine qui sopra la difesa della Samp sembra l’arca di Noè (Ranieri): coccodrilli, augelli.. “solo non si vedono i due liocorni”. Battute a parte, uno si chiede come sia possibile lasciare libero CR7 su una punizione del genere. Mistero della fede. La posizione del coccodrillo è occupata da Linetty, è lui che si sdraia sull’erba dietro la barriera. Augello invece (l’altro che non marca) pare stia in traiettoria, a caccia del pallone. Augello a caccia, capite già che c’è qualcosa che non torna. I dieci di movimento della Samp sono tutti in area, e due di loro non marcano. C’è un gruppo barriera, composto da cinque uomini, e un gruppo marcatori (composto dai restanti quattro + Augello). Se il terzino blucerchiato sta rispettando quel compito e la Juve porta a saltare cinque uomini, la Juve avrà un uomo libero. Guarda caso CR7. Se Augello invece in questi casi deve marcare, è colpa di Augello o di chi non è scalato su CR7. Tutto questo perché il coccodrillo va di moda. Dalla parte bianconera, oltre al movimento di Ronaldo, vanno apprezzati quelli contrari dei quattro falsi saltatori, estremamente importanti per la buona riuscita dello schema. Bonucci che incrocia De Ligt (il blocco), Rabiot e Cuadrado che vanno sul primo palo. Perfetta la tempistica smarcamento-passaggio tra CR7 e Pjanic. Si noti anche la presenza di un mancino (Bernardeschi) sul pallone. È una costante. 



Naturalmente poi ci vuole la pulizia di calcio di CR7. Ma ancora: non vi sfugga il dettaglio di De Ligt che si scosta per aprire il corridoio di tiro tra sé stesso e Rabiot. Anche la corsa del francese doveva finire fuori dallo specchio evidentemente, per liberare l’angolino al fenomeno.



CONTRO IL SASSUOLO – Ha fatto meno rumore lo schema su calcio d’angolo di Sassuolo-Juventus, ma ha portato punti anche quello (uno solo in realtà). Ebbene, per preparare uno schema bisogna sapere come difende l’avversario che incontri. Il Sassuolo ha sempre difeso a zona su calcio d’angolo? No. Difendeva così soltanto da due partite (vs Bologna e Lazio), dopo l’ennesimo gol subìto su corner (Lucioni al 27’ in Sassuolo-Lecce). E fino a quel momento se la stava anche cavando. Ma Sarri sa quali sono i punti deboli della difesa a zona su palla inattiva. Questa è Juve-Napoli di inizio anno (nel Napoli c’era ancora Ancelotti).



Uno di questi punti deboli è il limite dell’area. Ed è lì che, contro il Sassuolo, ha piazzato ovviamente non CR7, ma un tiratore anonimo come Danilo. Ronaldo, se non sei un giocatore di Ranieri ci stai attento, mentre il terzino brasiliano puoi anche battezzarlo. E così è successo. Godiamoci allora le minuzie di questo schema.   



In principio, la falsa rincorsa di Bernardeschi prima di quella di Pjanic. Un mancino calcia a giro verso la porta, dunque induce la difesa avversaria a ritrarsi (almeno istintivamente). In questo modo lo spazio per il tiratore appostato al limite aumenta. Quindi subentra il piedino (destro) di Pjanic.



Probabilmente è sbagliata la posizione di Boga, non è tanto il ritardo di Berardi su Danilo. Se l’esterno ivoriano si fosse messo bene in traiettoria, in modo da impedire il rasoterra al bosniaco, forse non avremmo visto il gol di Danilo. E allora Pjanic avrebbe quasi certamente escluso il lancetto più complicato, per il più difficile tiro al volo del terzino.
 


Un'altra sottigliezza tattica preparatoria è stata questa: non battere in questo modo il primo corner. Intorno al secondo minuto di gioco infatti la Juve ha usufruito di un calcio d’angolo dalla parte opposta. E l’ha calciato direttamente in area piccola. Un Boga più attento e meglio posizionato è la prima differenza che balza all’occhio. Anche se al limite da quella parte ci stava Matuidi…
 


Per farla breve, quel corner diretto creò subito un brivido, aumentando nei neroverdi le preoccupazioni rivolte ai saltatori bianconeri. Il calcio d’angolo successivo chiaramente si aspettavano un’altra palla alta, con De Ligt e CR7 in area. Invece è arrivato lo schemino per Danilo. Sedeva Mister 33 sulla panchina bianconera. E siede tuttora, col suo primo scudetto in tasca.