Faccio parte della categoria anziani. Soggetti a rischio. Ogni mattina, al risveglio, ringrazio il Signore per averla scampata. E, da buon italiano, tocco ferro. Un colpo di tosse per le sigarette o uno sternuto provocato dal polline mi mettono ansia. Misuro la febbre. Per fortuna non c’è. Paranoia, penso. Certo, ma non del tutto. Abito a Pietrasanta, in campagna. Qui, specialmente il sabato e la domenica, è un trambusto allegro di vacanzieri da week end appassionati di arte e golosi di buon cibo. Adesso il silenzio è spettrale. In compenso, da qualche giorno, tutti i cani che sono molti abbaiano insieme quasi ininterrottamente. Più che altro ululano. Non è un buon segno.

Eppure tortore e merli si scambiano cinguettii d’amore sui rami dei platani e i prati sono punteggiati dal bianco e da giallo delle prime margherite. Il maledetto virus non ha nulla contro la natura. Al proposito di invito di cuore a vedere e a sentire le parole del video che pubblichiamo qui sotto il mio pezzo. Un minuto del vostro tempo. Commovente e molto istruttivo. Intanto è domenica. Oltre a essere impauriti e angosciati, siamo tristi perché vedovi. Niente calcio. Passione ed emozioni azzerate e costrette a dare sfogo altrove: un film, un libro, una canzone. Non è male, ma è poco. La domenica, specialmente. Poi riflettiamo e ce ne facciamo una ragione assolutamente valida.

Tanti nostri “eroi” sono in quarantena, molti sono risultati positivi al tampone, gli stranieri sono scappati nei loro Paesi di origine e non si sa quando potranno o vorranno tornare. Nel mente i presidenti delle società si agitano come galline impazzite tentando di trovare una soluzione affinché il campionato possa avere una qualche conclusione con l’assegnazione dello scudetto e relative retrocessioni o promozioni. A parte i pochi scellerati che avevano ordinato la ripresa degli allenamenti, i padroni del calcio fanno il loro mestiere e tentano di limitare i danni economici. Peccato per loro che, anziché abbaiare alla luna, dovrebbero pensare ai colleghi di altre aziende “non essenziali” e ai loro dipendenti lavoratori chiuse da oggi per decreto governativo. Non può esserci chi fa festa nel cuore di un funerale.

E infine, per concludere, cerchiamo di essere seri e realisti ignorando gli stimoli suggeriti dalla pancia. Ammesso e non concesso che si possa trovare una soluzione al problema (giocare in Antartide, unico luogo del pianeta ignorato dal coronavirus, per la disperazione dei pinguini) che razza di “mini torneo” sarebbe e soprattutto quale valore avrebbe un eventuale scudetto? La domanda è quasi retorica e la risposta è scontata. Varrebbe esattamente e ancora di meno della Coppa che i giocatori della Juventus alzarono al cielo nella notte dell’inferno in terra all’Heysel. Sarebbe invece molto bello se tutte le squadre d’Italia e di ciascuna categoria alla ripresa autentica dei campionati, quando verrà l’ora, si presentassero in campo con cucito sulle maglie all’altezza del cuore un piccolo ma ben visibile arcobaleno. Vorrebbe dire che è andato tutto bene.



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