Beppe Marotta, amministratore delegato della Juventus in carica fino al 25 ottobre, è intervenuto in esclusiva a Rai Sport, per parlare del suo futuro e per raccontare la scelta di separarsi dalla Juventus, comunicata ieri sera dopo la vittoria contro il Napoli.

Ecco tutte le sue dichiarazioni, aggiornate LIVE qui su ilBianconero.com

"E' una situazione voluta dalla società, io mi adeguo a questa volontà e idee, proprio per amore sia delle persone, sia della Juventus. Mandato via? Un termine un po' forte. Io sposo questa linea aziendale. Io sono un uomo di azienda, capisco e quindi è giusto che si facciano avanti altre persone. Sono certo di aver dato il 100% in anni di grandi successi. Spero che ci arriva faccia uguale.

Doloroso? Sì, perchè la vita vita lavorativa e il mondo dello sport sono fatti di sentimenti ed emozioni. In questi 8-9 anni io di emozioni fortunatamente ne ho vissute tante e sono state molto belle.

Cos'è stata la Juve? Qualcosa di unico. Soprattutto per aver fatto crescere tanti giovani dirigenti, che saranno il futuro della Juve. Credo anche di aver accompagnato nella crescita il presidente Andrea Agnelli, che oggi è una figura centrale nello sport nazionale ed internazionale. Quindi fa parte delle pagine belle che non potrò mai dimenticare.

Il ricordo più bello? Quello di Trieste, il primo scudetto con Conte in panchina. Un'emozione bellissima perchè imprevista. Eravamo giovani e non accreditati da tutti, ma siamo riusciti con il lavoro e con la dedizione a coronare l'annata con un bellissimo successo.

Futuro? Smentisco di candidarmi alla Federcalcio, non è la mia scelta. Non escludo di potermi accasare in un grande club, perchè ho fatto 40 anni ininterrottamente a lavorare nei club senza mai fermarmi. E' la prima volta che mi fermo ad inizio campionato, magari per ricaricarmi, però vorrei ripresentarmi nella stagione 2019-20 al timone di un altro club. 

Dove sarò l'1 giugno? Spero in un club. Finale di Champions? Se ci fosse sarei orgoglioso, perchè questa squadra è frutto anche, non solo, del mio lavoro. Insieme a Paratici, Nedved e Allegri. Tiferei da semplice tifoso la mia squadra".