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Giuseppe Marotta è stato premiato come miglior manager d’Europa: ha preceduto Ferren Soriano (Manchester City) e José Angel Sanchez (Real Madrid). Si tratta di una specie di pallone d’oro dedicato ai dirigenti, un riconoscimento di straordinaria importanza per lui, per la Juve e per tutto il calcio italiano, il quale negli ultimi tempi ha sofferto proprio la mancanza di uomini guida di spessore. Lui lo è, non ci sono dubbi. Eppure la notizia di questo riconoscimento è stata trascurata da tutti o quasi, offuscata perfino dall’ennesima incoronazione di Modric e dall’ennesima sconfitta di Ronaldo. Molti l’hanno relegata in una breve (in gergo giornalistico, una news di poche righe e con un titolo di scarsissima rilevanza), altri l’hanno direttamente ignorata.

 

E’ un peccato, perché Marotta dovrebbe essere un modello, un esempio da seguire per formare una nuova classe dirigente finalmente all’altezza. Non è un raccomandato, né uno che è “nato imparato“. Si è costruito da solo, partendo dal basso. Calciatore di livello molto modesto nella sua Varese, da ragazzino ha mollato il campo e ha cominciato a lavorare in società, facendo di tutto. Racconta con comprensibile orgoglio di quando allenava i portieri aiutando l’allenatore, oppure della cura che aveva per il magazzino della squadra, allora in serie B: non si vergognava di lustrare gli scarpini e si interessava a come dovesse essere conservato il campo o tagliata l’erba.

 

E’ cresciuto gradualmente, un’ascesa compiuta solo con le sue forze, la sua tenacia, il suo studio. Dal Varese al Monza, dal Como al Ravenna, dal Venezia all’Atalanta, dalla Samp alla Juve. Oggi tiene conferenze di grande interesse, è stimato e rispettato in tutta Europa, ma per il club bianconero è soprattutto un patrimonio di conoscenze: è in grado di costruire una squadra stellare e portare Ronaldo a Torino, e nello stesso tempo sa giudicare il lavoro di un magazziniere o discutere dell’erba dello Stadium. Quello che manca a troppi manager di oggi, partoriti dalle università ma senza esperienze di campo: servono le une ma sono indispensabili anche le altre.

 

Quando si dice, con una frase fatta, che la gavetta è fondamentale, ecco, Marotta ne è l’esempio. Serve ovunque, la gavetta: nel calcio, nel giornalismo, dappertutto.



@steagresti

Nella nostra gallery: i 10 migliori colpi di mercato di Marotta, in ordine cronologico.