Martedì inizierà il cammino in Champions League per Andrea Pirlo, chiamato a dare una scossa dopo il deludente pareggio della Juventus contro il Crotone. Il primo impegno sarà contro la Dinamo Kiev di Mircea Lucescu, che fece esordire il Maestro con il Brescia appena 16enne. Ecco le parole del tecnico romeno rilasciate al sito ufficiale della UEFA: “Com'era Pirlo da ragazzo a Brescia? Incredibile, maturo. Maturo come lo è adesso. Ricordo di essere andato a Viareggio per assistere a una partita e di aver fatto il viaggio di ritorno in automobile insieme a lui. Parlammo per due ore e realizzai che si trattava di una persona con un cervello di prim'ordine. Oltre ad essere un giocatore creativo era anche un grande organizzatore e questa è un'altra abilità. Tutto questo lo ha aiutato molto a diventare ciò che è oggi, l'allenatore di una grandissima squadra come la Juventus. Mi ha chiamato maestro? Questo mi rende orgoglioso. Dovrò ringraziarlo! Spero avrà una grande carriera [da allenatore]”.

SULLA DINAMO KIEV – “[Dall'ultima volta in cui la Dynamo ha preso parte alla fase a gironi], la squadra ha perso un gran numero di giocatori di esperienza. Abbiamo abbracciato la linea verde e ora la squadra è molto giovane. Il mio compito è farla crescere fino a quando comincerà ad ottenere risultati. Nel calcio è impossibile vincere da subito, i miracoli non esistono. Mi aspetto che i miei giocatori vadano in campo senza paura, consapevoli del loro valore, senza pensare a chi si troveranno davanti. Molti di loro sono giovanissimi, giocare a questi livelli li aiuterà a crescere. E anch'io sono qui per questo”.

SU RONALDO E MESSI – “Io li ho incrociati parecchie volte, ma i miei giocatori no. Succederà presto e io dovrò spiegare loro con chi avranno a che fare. Messi è un brevilineo ed è straordinario negli spazi stretti per via della sua accelerazione, del dribbling e della fiducia nei suoi mezzi. Ronaldo è un tipo di giocatore differente, ama molto il gol e ha bisogno di spazi più ampi. Ha bisogno dell'aiuto di tutta la squadra. Messi può fare molto da solo. Ronaldo può fare da solo esclusivamente in area o negli ultimi 20 metri, ma sfrutta al meglio gli spazi creati dagli altri per andare a bersaglio. Sono due giocatori differenti, ma sono entrambi formidabili”.

SULLE MOTIVAZIONI – “Trovo le mie motivazioni nella passione per il calcio. Ho provato a smettere l'anno scorso dopo aver lavorato senza sosta per 50 anni, ma non ce l'ho fatta. Mi sono detto che potevo dare ancora tanto, soprattutto ai giovani e sono felice di essere di nuovo al lavoro. Ciò che mi spinge a continuare è la passione. Cerco di capire le persone e di rispettare le differenze culturali, sia nel calcio che nella vita. Aver allenato in tutto il mondo come ho fatto io ti permette di confrontarti con persone e culture diverse. Impari a capire che non è solo il calcio a contare”.

SULLA CHAMPIONS LEAGUE – “La conosco davvero bene! Ho all'attivo oltre 130 partite e non parlo solo di fase a gironi. Le squadre giocano anche le qualificazioni, uno, due, tre turni... L'inno della Champions League è come il proprio inno nazionale. Quando lo ascolti lo fai con la stessa emozione e lo rispetti allo stesso modo”.