Guigi Buffon, in questo momento della sua vita, può ben rappresentare la figura dello studente lavoratore. Un doppio impegno naturalmente assai diverso per condizione oggettiva da quello dei tanti ragazzi che faticano per potersi pagare gli studi. Ma Buffon ragazzo non lo è più. Tuttavia lavora giocando a pallone, seppur quasi off-limits per età, e intanto si applica per arrivare a conseguire un attestato di manager o di dirigente calcistico, possibilmente nella Juventus.

L’ambizione del portiere bianconero è legittima. Possiede il carisma necessario e l’esperienza maturata sul campo gli sarà certamente utile. Un esempio molto chiaro di ciò che sarebbe nelle sue intenzioni voler fare “da grande” lo ha fornito dopo il balordone con il Milan (non suo che, anzi, grazie a lui non è terminato in catastrofe sportiva) quando ha esternato a favore di Sarri in maniera molto circostanziata e ha fornito indicazioni al “gruppo” con frasi da vero e futuro manager. La strada intrapresa è, dunque, quella giusta.

Purtroppo, però, a Buffon talvolta accade di scivolare maldestramente lungo il percorso o addirittura di fare delle uscite a vuoto decisamente imbarazzanti e comunque rigorosamente vietate per chi, come lui, possiede ambizioni dirigenziali. La battutaccia, inaccettabile, rivolta al giovane tifoso cinese che gli chiedeva l’autografo sulla tragedia mondiale del coronavirus ha scatenato giuste reazioni. Lui, poi, ha chiesto scusa e ci mancherebbe altro non l’avesse fatto.
Ma la gaffe non è la prima anche se ci si augura possa essere l’ultima di una serie che è partita da lontano con una maglietta sulla quale stava scritto “boia chi molla”, una dichiarazione per la serie “l’Italia è rimasta a Piazza Loreto” oppure quella del famoso “bidone della spazzatura al posto del cuore” rivolta all’arbitro di Champions.

Probabilmente Buffon pensa, sbagliando, di poter far ridere con queste sue uscite a vuoto. Quella della risata è un’arte molto difficile. Lui non è un comico. Così come, pur meritando tutto il rispetto per le sue idee politiche anche quando non sono condivisibili, rimane un portiere e non un militante politico. Insomma, lo studente lavoratore Buffon dovrebbe imparare una volta per tutte che per un aspirante manager la prima regola è quella della prudente diplomazia. Soprattutto in un mondo in stato di perenne osservazione speciale come quello del calcio dove spesso una zanzara viene scambiata per un elefante.