Anche se la sua Juve ha cominciato il campionato con due vittorie, i primi passi di Sarri in bianconero non sono stati affatto facili. Al contrario delle attese, il rapporto con il club è cominciato in modo meno fluido e più nervoso rispetto a quanto ci si potesse aspettare il giorno in cui è stato presentato.

Forse abbiamo sottovalutato il carattere spigoloso e la personalità di Sarri. Pensavamo che, una volta arrivato alla Juve, si sarebbe allineato alla società al contrario di quanto successo al Napoli e al Chelsea. Non è andata così. Al contrario, anche a Torino ha voluto ribadire le sue idee. E le tensioni sono emerse.

Sarri non ha gradito l’organico troppo ampio che gli è stato consegnato: non è abituato e non vuole gestire tanti calciatori. Non ha nemmeno digerito il fatto di essere stato lui a dover chiamare Emre Can e Mandzukic per comunicare loro l’esclusione dalla lista per la Champions, così come ha manifestato dubbi sui pochi difensori esterni a disposizione (ha provato Cuadrado in quel ruolo e non lo ha convinto).

Tutto questo - e anche altro - lo ha detto a Paratici in modo chiaro. Ma pure la Juve ha avuto qualcosa da rimproverare a Sarri. Reduci dalla gestione Allegri, uno che con i campioni non aveva titubanze, i dirigenti hanno notato maggiori difficoltà da parte del nuovo tecnico nel relazionarsi con i grandi giocatori, quasi come se ne soffrisse la personalità.

La malattia di Sarri, che non è potuto stare vicino alla Juve come avrebbe voluto, ha accentuato certe difficoltà (c’è perfino chi ha sottolineato che la società non ha gradito il fatto che l’allenatore, benché affetto da polmonite, abbia continuato imperterrito a fumare…).

Dalle partite con la Fiorentina e con l'Atletico, però, Maurizio dovrebbe di nuovo essere in panchina. E si comincerà davvero a fare sul serio. Sarà lì che dovrà conquistare la Juve. Con i risultati, con il gioco e anche con relazioni personali differenti.

@steagresti