Le parole di Marchisio al Festival dello Sport di Trento:

LA SUA JUVE - "Il mio primo amore fin da bambino. Non dimentico il primo giorno, nel 1993, in cui entrai nel club per la prima volta. Sognavo di indossare quella maglia. Poi è andata bene, gli anni più belli sono stati quelli dell'adolescenza. Anni vissuti sotto pressione, più di quando bisognava lottare per vincere titoli. Quando tornavo dagli allenamenti con mia madre, le confessai che non ce la facevo più a fare sacrifici. Andavo a scuola, mi allenavo, cenavo in macchina e non vedevo mai i miei amici. Lei mi disse di aspettare un mese e vedere come sarebbe andata. Ricordo ancora oggi quel consiglio, è stata una fortuna per me. In un percorso devi avere la fortuna di avere accanto a te anche gli insegnanti e gli insegnamenti giusti".

JUVE DI OGGI - "Da tifoso della Juve non riesco a capacitarmi di come si faccia fatica contro squadre di bassa classifica. Spero che tutti insieme si possa uscire da questo periodo, le aspettative per un club così sono alte".

MIRETTI - "Lui è una bella notizia, è giovane ed è già pronto e di qualità. Ha spensieratezza, a volte serve anche questo in momenti particolari. A me ricorda molto Nedved, anche se ne ha di strada da fare per avvicinarsi a lui".

LA JUVE VINCENTE - "Il segreto per quella Juve é stato toccare il fondo. In quei record collezionati ci sono tanti record nei record. Tutto é cominciato dal fondo. Dalla B, dai settimi posti in campionato. È stato bravo Conte quando venne alla Juventus perché riuscì a toccare l'animo. Ci disse che bisognava mettere in campo i coglioni. C'era bisogno di avere un'anima per dimostrare che non eravamo quelli di prima. È capitato anche di partire male, ma con il carattere siamo usciti alla distanza. Si parla molto della Juve di oggi: per uscire dalle difficoltà c'è soltanto il gruppo. È questo il DNA della Juve. La finale di Champions League contro il Barcellona nel 2015 e la prima in B con il Rimini, sono date particolari. Alla prima in B ricordo che pareggiammo, in quella finale di Champions credevamo davvero nella possibilità di vincere. È andata diversamente, non riesco a digerirla quella partita. Resta sempre la sensazione di una coppa stregata".

RAMMARICO - "Non aver vinto la Champions League. L'ho vissuta anche da raccattapalle al Delle Alpi".