Rileggete con attenzione le parole di Maurizio Arrivabene, l’uomo che deve ricostruire una Juve vincente dopo avere fallito con la Ferrari (e per questo probabilmente premiato), sul rinnovo del contratto di Dybala: “Avevamo detto che ci saremmo visti con i calciatori a febbraio per valutare quanto fatto. Ognuno deve guadagnarsi il proprio posto. Vediamo nelle prossime partite Dybala”. Se la lingua italiana ha ancora un valore - ma non è detto - questo significa che l’argentino, alla settima stagione in bianconero, dopo avere giocato 272 gare e segnato 109 gol, deve dimostrare di meritarsi la fiducia della società nelle prossime tre o quattro gare.

Questa sì che è programmazione. Queste sì che sono idee chiare. Se Dybala ha la ventura di giocare le prossime tre o quattro partite da fenomeno, come generalmente gli capita quando non ha acciacchi, allora ben venga il nuovo contratto: la Juve è pronta a investire su di lui un centinaio di milioni lordi nei prossimi cinque anni. Se invece sbaglia queste gare, magari perché è ancora fuori condizione (ma a Roma è sembrato il contrario) oppure perché la squadra non lo mette nelle condizioni di esprimersi al massimo, allora viene scartato, oppure l’investimento su di lui si riduce moltissimo. E’ come mettere 100 milioni sul tavolo verde: esce il rosso, li hai vinti; esce il nero, li hai persi. Tutto in un attimo, un sospiro: tre o quattro partite, appunto. Quello che accade quando sei fuori dal casinò, e cioè nei cinque anni successivi, conta zero.

Sia chiaro, qui non stiamo dicendo che la Juve debba rinnovare il contratto a Dybala (anche se lo pensiamo, essendo l’unico campione in grado di fare la differenza - forse assieme a Chiesa - di tutto l’organico). Il club bianconero può decidere di tenersi l’argentino oppure di lasciarlo andare via, ma non può scegliere in base a una manciata di partite: un’approssimazione del genere confina con il dilettantismo e sconfina nel grottesco. Nella stessa intervista, Arrivabene ha anche affermato: “Dicono che io non abbia competenze calcistiche”. Mettiamola così: il sospetto c’era, lui non ha fatto nulla per sviare le indagini.

@steagresti