Ci vorrebbe una settimana di pausa, dopo quella che ha preceduto, accompagnato e chiuso Juve-Napoli. Ci vorrebbe per capire tutto quello che è successo tra la Campania e il Piemonte, volo compreso, e per non lasciarlo nel dimenticatoio tra pandemia, campionato che scorre, vita che fa lo stesso. 

Ci vorrebbe una settimana di pausa per rendersi conto del caos, in qualche modo sminuzzarlo e dargli un senso compiuto. O almeno uno cronologico. Perché prima di ogni cosa ci sono state le telefonate ai direttori delle ASL - piacioni e piacenti anche a metà dicembre, in attesa solo della luce dei riflettori -, poi i primi casi di positività - da entrambe le parti, e comunque lontane dai gruppi squadra -, quindi un principio di focolaio nello spogliatoio azzurro. 

Bene, secondo la legge speciale, scritta e controfirmata da sua maestà De Laurentiis, quella partita avrebbe dovuto avere un immediato stop dalla ASL: era tutto pronto. Poi l'inghippo nel piano, la reazione che è stata furiosa e le telefonate. Quante telefonate. Solo telefonate. Si narra addirittura al Ministro Speranza: fate presto, che c'è un campionato da non falsare!

Persa la battaglia, durata quasi 48 ore, DeLa si è tolto l'ultimo sfizio, consapevole comunque che, se fosse arrivata una sconfitta, avrebbe probabilmente fatto ricorso: dentro Zielinski, Rrahmani e Lobotka, per l'autorità sanitaria da mettere immediatamente in quarantena in quanto "contatti stretti" di compagni già positivi. Un dispetto a chi non ha giocato al suo gioco. Un ultimo e disperato appello, almeno al grande pubblico: il Napoli è stato defraudato, ma alza la testa contro il Sistema. Ma quale Sistema? Lo stesso di cui si era servito un anno prima, in una situazione addirittura di minor disagio. 

Ora, il caso - o l'effetto di un virus che conosciamo benissimo? - ha voluto la positività di Zielinski. E Zielinski ha regolarmente giocato, lanciato in campo come segnale e apparso ai più come simbolo di un bullo di quartiere. 

Cosa può fare la Juve? Guardare e passare probabilmente, anche se a pugni stretti. Signori si nasce, diceva Totò vestito da Zazà (guarda un po' il caso): ma loro no, non lo nacquero.