Sarri, poco carinamente, li aveva definiti “inallenabili”. Ieri quegli stessi giocatori hanno dimostrato che, per la Juventus, il problema non era la loro poco capacità di comprensione ma il metodo di insegnamento del maestro. La “vendetta” sportiva è arrivata puntuale e la squadra bianconera, con il successo sulla Lazio, ha recuperato punti e morale.

La strada verso una completa normalizzazione del “sistema bianconero” è comunque ancora lunga. Allegri sta facendo tutto ciò che umanamente è possibile per mantenere l’equilibrio mentale necessario e, tatticamente, impiega l’unico mezzo a sua disposizione per evitare ulteriori scivoloni. E se qualcuno si lamenta per il calcio molto all’italiana giocato dai bianconeri, sbaglia di grosso. Neppure il più famoso e capace degli chef potrebbe allestire un banchetto regale senza gli ingredienti indispensabili. Accontentarsi e godere per ciò che si riesce a ottenere è un obbligo, anche se occorrono due rigori, peraltro legittimi, per sbancare.

Ora il prossimo turno di campionato proporrà alla Juventus l’ostacolo dell’Atalanta. La squadra di Gasperini segna gol a raffica, rimediando a quelli che prende. I bianconeri possono contare su una difesa attenta e solida, ma in quanto a gol usano il contagocce. Il problema dell’attacco si è evidenziato anche ieri a Roma dove il solo Chiesa cantava e portava la croce non trovando in Morata e men che meno in Kulusevski un minimo di collaborazione proficua.

Un gap che non è ignoto ai dirigenti bianconeri i quali si stanno muovendo per tentare di portare a Torino il bomber viola Vlahovic. Sarebbe certamente un bel colpo. Ma la domanda è: varrebbe la pena, in un momento di affanno economico per la società, investire la colossale cifra di settanta milioni? Non sarebbe, invece il caso, si  rivolgere le attenzioni verso il futuro prossimo lasciando scorrere questa stagione rimediando ciò che è possibile? Lucca e Raspadori, per esempio, hanno tutte le caratteristiche per rappresentare il futuro del calcio italiano e quindi anche della Juventus. Esiste la realtà di Kean e di Kaio Jorge che attendono e fremono. Il realista Allegri, consapevole del fatto che non ha tre Chiesa ma uno soltanto, dovrebbe provarci.