La Juve scopre la paura di perdere, un sentimento che in Italia nelle cinque stagioni di Allegri l’ha sfiorata solo una volta, durante il testa a testa con il Napoli di Sarri. Allora però era un duello a colpi di vittorie tra squadre che travolgevano tutti gli avversari che si trovavano davanti, insomma c’era ben poco da rimproverare a Max, il quale peraltro veniva da tre scudetti consecutivi.

Stavolta è tutto diverso. La Juve dà segnali di cedimento, ha già perso tre partite (quante Inter e Lazio messe assieme), ha 9 punti in meno rispetto alla scorsa stagione. La sensazione che lo scudetto possa sfumare non solo o non tanto per i meriti dei rivali, quanto per i propri demeriti, è decisamente forte. E questo anche all’interno del club bianconero.

Agnelli è inquieto di fronte alla prospettiva di interrompere il ciclo di scudetti, ma lo è molto di più se pensa che lo straordinario percorso della Juve possa essere interrotto da Conte. Un suo nemico, l’allenatore che non ha voluto riprendere in estate benché Paratici e Nedved spingessero fortemente per il ritorno di Antonio al posto di Allegri. Il presidente ha imposto - com’è giusto che sia - la propria linea: finché io sarò qui, lui non verrà più. Il fatto però che oggi si sia creata una situazione così complicata in classifica crea apprensione.

Per questo Sarri è sotto pressione. Gli hanno messo in mano una squadra nettamente migliore rispetto alla scorsa stagione e, nonostante ciò, la Juve non gioca bene e non è padrona del campionato. Anche qualche scivolone dialettico non è passato inosservato.

Paradossalmente Conte è una minaccia per la panchina di Sarri più adesso di quanto non lo fosse in estate, quando aspettava una chiamata della Juve ma Agnelli aveva già deciso che non sarebbe mai arrivata.

@steagresti