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La Rete, intesa come veicolo utile alla partecipazione collettiva dovrebbe rappresentare una tra le più alte conquiste della nostra società post-moderna. Una manifestazione di democrazia reale che, come accadeva nelle antiche Agorà ateniesi, consentiva a ciascun cittadino di esprimere pubblicamente la propria opinione sui temi che riguardavano la vita politica e anche di costume della collettività.

Come per ogni “invenzione” prodotta dal genio umano a favore del bene generale c’è chi poi riesce a stravolgere il senso più profondo di quel dono prezioso fino a renderlo un elemento non soltanto pericoloso ma addirittura micidiale. Se, forse, è nella natura umana l’inclinazione perversa a farsi del male e a fare del male, è altrettanto necessario che coloro i quali sono deputati alla salvaguardia del buon senso comune intervengano per impedire che la bestialità e la malvagità di qualcuno prevalga o distrugga le regole fondamentali sulle quali si basa una società civile.

L’essere spregevole il quale ha postato su Instagram le “minacce di morte” dirette ai figli di Leonardo Bonucci non deve aver alcun diritto di appartenenza alla categoria della razza umana e neppure a quella degli animali domestici e non. Come tale andrebbe scovato fisicamente e perseguito dalla Legge, senza se e senza ma, al pari di un delinquente o un mafioso o persino terrorista. E' ora di finirla una volta per tutte con l’andazzo corrente dove si permette a chicchessia di usare la Rete come un’arma di distruzione psicologica che, come è accaduto ieri, spinge un ragazzino di dodici anni a morire per asfissia davanti ad un computer perché coinvolto in un barbaro gioco assassino da un gruppo di coetanei.

Con ogni probabilità, tra non molto, entrerà in vigore una legge restrittiva sull’uso senza regole precise degli strumenti di Rete i quali, nelle mani dei Poteri Forti che fanno capo alla finanza e a quelli del profitto ad ogni costo, stanno trasformando l’umanità in una sorta di razza selvaggia dietro la maschera di una finta democrazia globale.

La verità è che di “web” si può anche morire così come si può uccidere. E tutto ciò è semplicemente spaventoso.

@Matatacchia