Dieci su dieci. E lode verrebbe da dire. Il collegamento è automatico, quasi scontato, ma in questo caso non è sbagliato, tutt'altro. La Juve ha vinto sempre - non sempre agilmente, perchè in campo ci sono anche gli avversari, naturalmente - e convinto molto, molto spesso. La sensazione è che possa spingere e vincere quasi quando vuole, azionando quel fenomeno portoghese che ha preso dal Real Madrid, che ogni tanto rimane lì, sornione in avanti, in attesa di graffiare. Ma questa Juve non è solo Cristiano Ronaldo: è un'intera rosa costruita per dominare e affidata a chi, ad oggi, ne sa fare un sapiente uso. Già, perchè Allegri sta plagiando una sua Juve, che in più rispetto al passato ha CR7, ma anche il bel gioco.

COS'E' CAMBIATO - Di Cristiano abbiamo già parlato. Uno in più, anche se probabilmente conta come 5 o 6 visto il peso specifico. Alla lista dei cambiamenti, effettivi, vanno aggiunti anche Cancelo, Emre Can e Bonucci, oltre alla crescita di Bernardeschi e Bentancur, maturati e ancora da maturare. Questo a livello di conteggio e di cartellini, ma spostiamoci sul campo. Da queste prime 10 gare, ciò che appare evidente è il cambio di mentalità effettuato dai bianconeri: sul 2-0 si gestisce, ma non ci si difende, anzi si attacca alla ricerca del terzo gol, il sigillo finale. Un atteggiamento diverso rispetto al recente passato, in cui spesso, nelle difficoltà, la squadra tendeva a chiudersi e soffrire un po' di più. Ora, invece, sembra tutto diverso. Diverso a partire dalla posizione dei terzini: Allegri ci ha abituato a vedere i suoi esterni come 'uno di spinta e uno più conservativo', ora invece fa i conti con due frecce votate all'attacco. E proprio Cancelo è l'arma in più, colui che spesso e volentieri lascia la sua casella di destra per andare a giocare dentro il campo, per sostenere le punte, e liberare lo spazio alla mezzala di parte. Lui, più di Alex Sandro, che sostiene sempre la manovra allargando il campo e lasciando a Matuidi il colpito degli inserimenti centrali, i più spinosi e difficili da assorbire. Il francese può esser sguinzagliato liberamente, perchè Pjanic, liberato dal ruolo di unico regista da Bonucci, rispetto al recente passato rimane più alto e decentrato, quasi al fianco di un Dybala che scala fuori dall'area per prendere la palla e provare ad inventare. Per chi? Per Ronaldo, che va un po' ovunque e per Mandzukic, che ha ritrovato la vena realizzativa, oltre al carattere che già aveva. Un sostegno totale. E così la Juve attacca con linee nuove, con idee rinnovate, schierata quasi con un 2-5-3.

COS'E' RIMASTO - L'idea di Allegri, votata alla qualità, l'unica cosa che veramente importa. Va bene la tattica, va bene la gestione di momenti e situazioni, ma senza la tecnica non si va da nessuna parte. Allegri lo ha ripetuto spesso, in quella 'guerra' sul bel gioco che gli è capitato più volte di fare, reo di non portarlo avanti con una squadra così forte. Ma quest'anno tutto sembra cambiato. Giocate indirizzate? No, nessuno schema pre impostato, ma un modulo liquido, in grado di cambiare tante volte durante la stessa partita, ma che ha una cuore fondante. La Juve ha alzato il proprio baricentro di manovra, ha portato più uomini offensivi, per sfruttare la grandissima qualità di cui è in possesso. Trame corte, semplici, rapidità e idee. E tanta fantasia, quella non può mancare.