Non la sola, ma la Juventus risulta certamente la più penalizzata dal caos Sudamerica. E, come detto anche da chi non è di parte, il campionato potrebbe davvero essere falsato. Una delle accuse, non infondate, alla Superlega (lasciamo perdere Ceferin difensore della democrazia) era che aggiungeva troppo calcio al calcio.

Ora, la FIFA vorrebbe i Mondiali ogni due anni, mentre l’UEFA inventa tornei inutili come il Nations League. È di questo che il calcio ha bisogno? O di calendari plausibili, e di programmazioni che non eccedano l’offerta? Troppe partite, un eccessivo numero di tornei non solo rischiano l’effetto inflazione con conseguente disinteresse, ma troppo calcio mal gestito produce, come minimo, un cortocircuito. Per molte squadre già oggi si parla di una partita ogni tre giorni. Aggiungeteci le trasferte transoceaniche e avrete giocatori spremuti più inclini agli infortuni oltre a formazioni decimate. Lo stesso si potrebbe dire con la Coppa d’Africa.

Non chiediamo di tornare indietro, alle partite senza sostituzioni o a un tempo di serie A trasmesso la domenica alle 7 di sera. Ma almeno proviamo a valutare le conseguenze di questa indigestione senz’altro acuita dalla crisi COVID e dall’eterna rincorsa ai budget di basket e football statunitensi. E, per cominciare, proviamo a riaffrontare il cronico problema di troppe squadre in serie A.

Si è detto che la Superlega scimmiottava gli americani senza comprendere le differenze di sistema e di organizzazione sia dei rispettivi “campionati”, sia delle forme di finanziamento. La soluzione è, forse, il raddoppio delle partite internazionali e una gestione quantomeno anarchica delle varie coppe continentali, con le rispettive federazioni che pretendono di avere i giocatori a disposizione anche quando sono infortunati?

Come saprete, in Spagna addirittura il Governo ha deciso in certi casi legati proprio alle Coppe Americane, di sospendere alcune partite per dare legittimità alla Liga. Da noi le nostre istituzioni calcistiche non battono un colpo. Forse aspettano che ci pensi una ASL opportunamente consultata.