La Juve è stata la prima società a trovare l’accordo con i suoi calciatori per la riduzione degli ingaggi: rinunceranno agli stipendi da marzo a giugno. Un esempio? Certo: di prontezza, di unità, di lucidità. Ma si tratta davvero di un modello di sensibilità da parte dei calciatori bianconeri, subito disponibili di fronte alla prospettiva di rinunciare a tanti soldi, addirittura 90 milioni lordi complessivi? Qui il discorso è un po’ diverso. Anzi, molto. Perché una parte di questi ingaggi - si parla di più della metà - saranno recuperati nella prossima stagione.

Marcello Chirico, nella sua rubrica su Calciomercato.com, da bianconero qual è si è risentito a causa delle critiche che qualcuno ha mosso all’accordo interno alla Juve. In realtà qui nessuno mette in dubbio la bontà di questa intesa tra Agnelli e i calciatori, e soprattutto nessuno nega l’utilità del taglio degli ingaggi. Il bilancio del club non è florido, poter togliere dagli oneri di questa stagione disgraziata ben 90 milioni di stipendi non può che aiutare. Del resto il coronavirus ha privato la Juve, così come ogni altra società, degli introiti dello stadio, e potrebbe portare a una riduzione considerevole anche dei proventi televisivi e di quelli derivanti dagli sponsor. Come salvagente per il bilancio, dunque, l’operazione è perfetta: un modello, appunto.

Quello che non torna, almeno non fino in fondo, è il buonismo che ha accompagnato la riduzione degli ingaggi. I calciatori della Juve sono stati trasformati quasi in spiriti nobili. Certamente sono andati incontro alla loro società in difficoltà, ma a quale parte del loro ingaggio alla fine rinunceranno davvero e quanti saranno i soldi che invece prenderanno ugualmente nella prossima stagione? Ecco, prima di trasformarli in benefattori, forse è il caso di rispondere a questa domanda.

@steagresti