Nel calcio contemporaneo, per capire quale sia il proprio ruolo esatto, c’è bisogno di più tempo che non qualche anno fa. Anzi, talvolta si rischia di non scoprirlo nemmeno; tra trequartisti e mezzali, ali pure e finti centravanti, per un giocatore che vuole emergere la liquidità dei ruoli può essere croce e delizia di un’intera carriera. Ce ne sono parecchi, che malgrado abbiano superato i vent’anni da un pezzo faticano a trovare una sistemazione in campo: la Juventus, in tal senso, ha un esempio fatto e finito in casa. Parliamo, naturalmente, di Federico Bernardeschi, un’ala che in tanti sognano mezzala, ma che, nel tragitto, sembra essersi perso per strada. Un esempio opposto, virtuoso in questo caso, potrebbe essere Marcus Rashford: il giocatore dello United è al bivio, tra ala e centravanti, anche se di questa ambiguità ne ha fatto una forza, salvando i Red Devils dal dover sopperire ad un’altra lacuna in rosa.

Ecco, il caso di Rashford calza a pennello, quando si deve parlare di Myron Boadu. Classe 2001, Boadu gioca nell’Az Alkmaar, in Olanda. Fisico longilineo, ma con un baricentro più basso di quanto non dicano le apparenze (è alto 183 cm), il giovane olandese si è messo in mostra quest’anno tra Eredivise ed Europa League facendo ciò che parrebbe essere il suo vero mestiere: gol. Eppure, per quanto in questa stagione abbia giocato unicamente da centravanti, ci sono aspetti del suo gioco che richiamano più ad un’ala che non ad una punta. Il fisico, come detto, spinge a credere che sia solo un velocista, ma Boadu ha dimostrato anche altre due qualità che sarebbero peculiari per un esterno. La tecnica con la palla, innanzitutto, è ben superiore a quanto si richiede minimamente ad un attaccante puro. Inoltre, Boadu ama svariare su tutto il fronte offensivo, scalando spesso negli spazi di mezzo quando c’è da far partire un contropiede, ma anche quando la difesa avversaria parte schierata. Insomma, il tentativo di non dare punti di riferimento è ricorrente nel suo gioco, quanto istinto quasi naturale di cercare la palla.

La sua voglia di toccare palloni, però, si quieta in una circostanza, che ancora identifica una caratteristica di Boadu. Il senso di posizionamento all’interno dell’area di rigore. Infatti, ed una buona parte dei 19 gol stagionali messi a referto lo dimostra, Boadu è più opportunista di quanto la sua inclinazione al dribbling non dica. Quando non ha il pallone e la squadra collassa in area, Boadu è bravo a sbucare alle spalle dei difensori, così da tracciare linee di passaggio nuove per i compagni. Allo stesso tempo, è anche in grado di fare movimenti utili non tanto alla ricezione di palla, quanto al creare varchi per gli inserimenti dei compagni. Una rivelazione, quindi, se si considera che ha appena compiuto diciannove anni. Se riuscirà a “rubare” alla natura ancora un paio di centimetri, oltre ad un lavoro di rafforzamento fisico che non ne precluda la grande mobilità, Boadu potrebbe davvero rappresentare un modello di punta contemporanea. E la Juventus, sempre attenta al futuro, lo ha già messo nel mirino.